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Support rumors not music?

Il ritorno di uno dei maestri contemporanei del rumore è di quelli che lascia i segni del suo passaggio.
“World of Lies”, nelle spartane e ruvide grafiche di casa Freak Animal (sempre sia lodata), è uno di quei roventi pezzi d’artiglieria che ciclicamente l’industria del rumore spara sulla folla inerme, sempre intenta a chiedersi quale sia il confine tra musica e una sottile forma di masochismo. Thomas Garrison, fregandosene della filosofia da salotto, fila dritto come la lama di un rasoio e apre un fuoco incrociato di violenza sonica con l’obiettivo di non fare prigionieri.
Questa è sostanza che non ha bisogno di essere presentata in maniera accattivante, è materia cruda, è l’essenza concreta di una musica che rifugge ogni concetto di “entertainment”.
Otto brani che colpiscono allo stomaco, otto scariche elettrostatiche decisive, frenetiche e vibranti a definire per l’ennesima volta lo spazio di Control, decisamente inospitale quanto efficace nel ricreare uno stato d’ansia, paranoia che prende corpo in 46 minuti d’orologio. Power electronics/Noise multi stratificato, un monolite costruito da decine di livelli sonori che si sovrappongono e incastrano alla perfezione, saturando l’aria con una potenza tale da comprimere lo spazio e togliere il fiato. Con fare sadico Thomas costruisce crescendo regolari e calibrati che esplodono e si ritirano, implosioni sonore improvvise che lasciano disorientati tra feedback e campionamenti, frutto di una strategia del rumore che trova pochissimi eguali al giorno d’oggi ma vede in Control un esemplare di razza. “Vexation” è l’inizio di una tortura portata avanti con precisione chirurgica, rumore su rumore, feedback su feedback fino al parossismo di un brano come “Destroy This Race”, o la conclusiva “Death’s Creation” percorsa da un sibilo, un bisturi che trapassa le tempie e si ferma lì, a un millimetro dalla fine… E buon divertimento. Prendere o lasciare.

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