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Controluce: Spiragli di controluce

Ecco un duo che porta nel mondo musicale una ventata di spensieratezza che ti accarezza ti seduce e ti lascia soddisfatto nell’ascolto; come una brezza di aprile, appunto. Ecco i Controluce, in arte Miky e Simona, due personalità, due mondi e modi di pensare che uniti riescono a creare un cosmo fatto di chitarre acustiche e poesia. La nostra navetta spaziale è in partenza, stiamo per esplorare il pianeta “Controluce”, allacciate le cinture…

Recentemente, mentre mi stavo dedicando allo zapping televisivo, sono incappato in un servizio che parlava di letteratura e musica. Il tema del discorso era che la maggior parte degli scrittori mentre compongono i loro libri lo fanno ascoltando musica e viceversa un gruppo musicale per ogni CD che incide avrebbe un libro da scrivere. I Controluce in questo caso che libro scriverebbero con l’uscita di “Aprile”?
Miky
: Per noi si tratta di un collegamento naturale. I nostri riferimenti letterari comuni sono individuabili nelle atmosfere kafkiane, nella cruda introspezione de “La Nausea” di Sartre e negli scritti di Moravia (non a caso un brano del disco si intitola “L’Indifferente”). Nell’album abbiamo incluso anche un breve reading intitolato “Argento” che sottolinea quanto la parola scritta sia importante nei Controluce. Personalmente, parallelamente all’attività musicale, mi cimento nella scrittura di prosa. Non si tratta di un’attività alternativa ma complementare. Proprio con l’uscita di “Aprile”, abbiamo stampato un mio romanzo breve intitolato “L’Undicesimo Piano” che distribuiamo insieme al cd nei nostri live.
Simona: Amo la lettura e confermo i riferimenti indicati da Miky. In particolare, negli ultimi anni, leggo molti libri di filosofia orientale. Non credo si tratti di un caso… Il nostro modo di scrivere (sia testi che musica) evoca delle immagini in chi ci ascolta. Evidentemente sono le stesse che ci portiamo dentro anche grazie ai libri e ai film che amiamo. Dato che Miky ha già risposto rispetto al libro, ribalto la tua domanda e ti dico che se dovessi dipingere “Aprile” sarebbe sicuramente un quadro ad olio (in stile Monet) con colori pastello e atmosfere malinconiche.

È stata una gioia scoprire la vostra collaborazione con Lele Battista, com’è nata la vostra collaborazione? E che cambiamenti ha portato nel vostro modo di suonare?
S: Lele Battista, in veste di produttore artistico, si è rivelato sensibile, capace e ragionevole. Per arrangiare “Aprile” ci siamo confrontati praticamente su tutto. Lele è stato talmente coinvolto nel progetto da suonare in tutte le canzoni e ha duettato con me nel brano “Fotosintesi” che chiude l’album. È stato un impegno portato avanti da tutti con passione ed entusiasmo che si è completato con lo splendido lavoro di Max Lotti al missaggio/mastering. Il disco ha così assunto un “colore” molto particolare, che sa poco di italiano e che rimanda, in alcuni episodi, alle atmosfere dei Radiohead e dei Massive Attack. Nel brano “Rosso” c’è un’altra collaborazione preziosa, quella con il cantautore Yuri Beretta che seguiamo e stimiamo da anni.
M: La collaborazione con Lele Battista è stata molto preziosa. Nonostante fossimo abituati ad autoprodurci, abbiamo sentito la necessità di una regia esperta che andasse ad arricchire la stesura dei brani. Lele ci ha guidati nella scelta dei musicisti che hanno collaborato alle registrazioni dell’album (Giorgio Mastrocola, Giorgio Cuccurugnani e Alberto Pederneschi) ed è intervenuto lui stesso suonando, di volta in volta, diversi strumenti e incidendo alcuni cori. Tra noi c’è stato uno scambio costruttivo che si percepisce ascoltando l’album. Abbiamo curato ogni dettaglio, dalla pre-produzione fino al missaggio e al mastering affidati alle sapienti mani di Max Lotti.

Alcuni temi che affrontate nelle canzoni del vostro album parlano di nostalgia, di relazioni passate, ricordi d’infanzia e momenti di smarrimento, insomma temi complessi e difficili mentre la qualità della vostra musicalità è la semplicità che suscita un certo tipo di serenità. Come avete fatto a combinare le due cose? È un contrasto voluto?
M: Si tratta di una scelta consapevole. Volevamo trattare dei temi introspettivi ma non volevamo farlo in maniera didascalica sottolineando con gli arrangiamenti le atmosfere evocate dai testi. Il contrasto e il paradosso sono più simili alla vita reale, per questo ci piace miscelare leggerezza e contenuti. Se penso ad un brano come “Girlfriend In A Coma” degli Smiths, mi è impossibile separare le liriche drammatiche dall’andamento sognante, lo stesso vale per parecchi brani di Lou Reed. Il nome “Controluce” nasce proprio dal nostro gusto per le atmosfere agrodolci e per i contrasti.
S: Viviamo quello della composizione come un momento intimo e introspettivo che ci permette di esternare quello che abbiamo dentro in forma canzone. Dietro ogni frase c’è sempre un contenuto, un’emozione, un ricordo che vive attraverso le parole e che cerchiamo di trasmettere con trasporto ed energia. Io e Miky abbiamo imparato a cogliere e a descrivere sempre con maggior facilità questi momenti che ci attraversano. Senza finzioni o costruzioni, senza nasconderci. Questi attimi sono preziosi e parlano di noi: bisogna semplicemente avere il coraggio di raccontarli e di raccontarsi.

Suonate da molti anni ma questo è il vostro album d’esordio. Cosa passa per la testa dei musicisti che muovono i primi passi nel mondo musicale? Sogni, speranze e paure…
M: Sia io che Simona abbiamo precedenti esperienze, anche discografiche, in altri progetti. I Controluce sono quindi il frutto di una nostra maturazione artistica e umana che richiedeva un nuovo inizio. Per questo abbiamo deciso di intitolare il disco “Aprile”; nell’omonima pellicola di Moretti, il tema della “nascita” viene analizzato da una prospettiva surreale e adulta, un misto di consapevolezza e inquietudine che si adatta perfettamente al nostro immaginario. Per “dare alla luce” un album, di questi tempi, è necessario possedere un’identità forte ma anche una sana dose di incoscienza. Soffermandosi sui sogni, sulle speranze e sulle paure si rischia di perdere questo slancio prezioso.
S: Eh, a dirla tutta nella mia testa tra sogni, speranze e paure c’è un via vai continuo… Naturalmente i desideri vanno ad alimentare le incertezze ma non serve a niente preoccuparsene. Credo che i sogni siano la cosa più preziosa che abbiamo. La paura non è che un trucco della nostra mente per farci abbandonare le nostre aspirazioni: non dobbiamo permetterle di intaccare la gioia e l’entusiasmo che impieghiamo per inseguire quello che desideriamo. È per questo motivo che facciamo i musicisti: per assecondare la nostra natura di artisti e per non conformarci a modelli di vita imposti da altri. Secondo me solo rispettando le nostre inclinazioni si puo’ vivere in maniera completa e sincera. Pubblicare “Aprile” è stata una scelta importante e lo abbiamo fatto principalmente per noi stessi. Incoscienti si, ma anche coraggiosi direi.

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Con i vari Myspace, Facebook e mille altri siti si può ascoltare la musica gratuitamente, il cd ormai è già un ricordo lontano, sembra che i gruppi vanno in studio solo per poi buttarsi nella vita live. I Controluce come vivono questi cambiamenti?
S: Indubbiamente molto è cambiato nel “sistema” discografico: dobbiamo solo prenderne atto. Da questo punto di vista, siamo riusciti anche a coglierne i vantaggi. Siamo molto presenti in rete e il fatto di gestire un gruppo numeroso su Facebook o i vari messaggi che arrivano su Myspace ci ha semplicemente confermato quanto una band debba utilizzare anche il web promuoversi. Gli ascoltatori sono più attenti di quello che si pensa: sono attratti dalle novità, ma allo stesso tempo sono diventati più selettivi ed esigenti. A quanti è capitato di comprare un disco e di ritrovarsi, al massimo, con 2 belle canzoni al suo interno? Secondo me è anche per questo che si tende a non acquistare un album a scatola chiusa. Prima di comprarlo, si preferisce ascoltare più brani oppure vedere il gruppo dal vivo. A noi è capitato di ricevere varie richieste di acquisto tramite web e anche le vendite durante i live non mancano.
M: Il web ci sta insegnando molto. È vero che la discografia ha sofferto e soffrirà, ma se usciamo dalle logiche di mercato, i vantaggi, in termini di fruibilità e di libertà espressiva, sono incalcolabili. È una gigantesca arena nella quale, per emergere, è necessario essere originali, l’esatto contrario della scuola dominante fino a qualche anno fa. Non credo che il concetto di “album” scomparirà insieme al supporto “cd”, si tratta una forma insostituibile come lo sono il “romanzo” e il “lungometraggio”. È il “diritto d’autore” che si sta rivelando inadeguato ai tempi, non il prodotto discografico. Non siamo affatto preoccupati per questo: in questo momento stiamo scrivendo i brani per il nuovo disco!

Vi dividete tra Milano e Bergamo. La tendenza musicale milanese è orientata verso i gruppi come Afterhours o Baustelle; rock alternativo molto diverso dalla vostra scelta musicale. Come vedete il vostro stile nello scenario attuale indie?
M: Ci riconosciamo in pieno nella scena indipendente, siamo cresciuti ascoltando gli Afterhours, i CSI, i La Crus… Abbiamo però maturato un nostro stile, fortunatamente. Scimmiottando i propri idoli si rischia di non creare nulla di significativo. Siamo quindi molto contenti di suonare come i… Controluce! Inoltre cerchiamo di ottenere sempre il massimo dai mezzi che abbiamo a disposizione. Sul disco abbiamo giocato molto con gli arrangiamenti e le atmosfere mentre quando ci esibiamo in duo acustico siamo decisamente più diretti ed aggressivi, è il gusto per il contrasto di cui parlavamo prima.
S: Amo gli Afterhours dai tempi di “Germi”. Credo si tratti di un progetto diverso dal nostro, ma solo da un punto di vista “formale”. Noi siamo un duo e questo dal vivo crea una certa distanza dalle formazioni tradizionali. Riusciamo però a dare vita a uno spettacolo coinvolgente nel quale vengono valorizzati i testi e le dinamiche. Alterniamo parti sussurrate (o addirittura parlate) a momenti in cui la mia voce si fa più presente ed energica e la chitarra di Miky più incisiva. Gli spettatori vivono così i diversi stati d’animo delle canzoni e si sentono maggiormente coinvolti. Su Youtube è possibile guardare parti di un nostro concerto girate e montate da Elisa de Fazio.

Le vostre influenze musicali? L’ultimo CD che avete sentito o scaricato?
S: Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo soltanto 8 anni e da allora la mia passione per la musica è cresciuta sempre più, fino a diventare un’innegabile forma di mania! Tra i tanti artisti che adoro ti direi sicuramente Smiths, R.E.M. e Beatles. Da questi è nato un percorso di ascolti che va dall’alternative-rock (Pixies, Dinosaur Jr, Smashing Pumpkins) all’indie-pop (Girls In Hawaii, Austin Lace, Kings Of Convenience, Laura Veirs), e naturalmente Pj Harvey, Nick Drake, Radiohead, Elliott Smith… Mi piacciono molto anche i Sonic Youth, i Tortoise e amo il post-rock. Ascolto anche parecchia musica italiana, dai cantautori ai sopracitati Afterhours e Marlene Kuntz, da Max Gazzè a Battiato, da Paolo Benvegnù a Moltheni. Insomma come vedi la lista è parecchio lunga, mi sa che non dovevi farcela questa domanda!
M: Musicalmente, siamo entrambi onnivori. Condividiamo la passione per i Beatles, gli Smiths, Nick Drake e parecchio indie italiano e straniero. Personalmente ho ascoltato a lungo i cantautori e, da qualche anno, sono un divoratore di musica elettronica (Kraftwerk, Aphex Twin e molti altri). Ultimamente sto ascoltando molta bossa nova, alcuni dei prossimi brani dei Controluce potrebbero avere un retrogusto esotico.

Miky e Simona grazie!
Grazie a voi per averci dedicato questo spazio! Invitiamo tutti i lettori di Loudvision a visitare il nostro sito. Mandateci la richiesta di amicizia su Facebook e Myspace: fateci sapere cosa pensate delle nostre canzoni… Sarà un’ottima occasione per fare due chiacchiere! A presto!

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