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  • Corde Oblique: A Hail Of Bitter Almonds

    Corde Oblique

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Gli indie melodici

Si apprende dal comunicato stampa che questo album è un bel miscuglio di cose. Diversi cantanti, diverse influenze, uno stesso autore, Riccardo Prencipe.
Avrebbe potuto mettere meno carne al fuoco e puntare sulla qualità.

Grande lavoro di coordinamento strumentale sprecato: violini, pianoforti e voci che si aprono oltre l’umano possibile, ma tutto a caso. Dizioni degne dei peggiori ghetti, dove se pronunci la parola “pudica” con accento giusto vieni menato.

L’album parte con il brano rallentato dei Negramaro “parla in fretta e non pensaaaaaar se quel che diciiii”.
La cover dei Radiohead, poi, dà l’impressione che ogni volta che viene suonata inevitabilmente muore un fan del gruppo.
Questo disco è la risposta musicale alla domanda “Come posso uccidere i miei anni di conservatorio?”.
Se l’unica cover dichiarata è quella dei Radiohead – allora, scusate, ma tutte le altre sono plagi.
Amici amici e ti rubano la bici.

Pro

Contro

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