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Agenti con-turbanti

Li abbiamo associati al tormentone di “Brimful Of Asha”, canzone che li rese celeberrimi nel 1997.
Quindici anni dopo, ecco in cosa si cimentano i Cornershop: un disco che proietta il mondo su un immaginario dance floor cosmopolita, dove chi ha il sangue più misto insegna i dettami della musica agli spettatori raccolti ai bordi.

A differenza di “Cornershop And The Double ‘O’ Groove Of Bubbley Kaur” (2011)- anch’esso ricco di collaborazioni- è la pura sperimentazione che si insidia sul trono del potere generando commistioni impensabili.
La disco di “Beacon Radio 303″, l’hip-hop di “Milkin’ It”, lo zampino di Soko in “Something Makes You Feel Like”; tutti elementi che conturbano senza mai stancare.

L’etnicissima band di Leicester/Wolverhampton era partita con un britpop per poi passare all’indie rock ed infine gettarsi nell’oceano del “facciamo quel che ci piace perché ci divertiamo e chissene dell’audience”.
Una scelta adeguata che dimostra grande maturità e sapienza. Bravi.

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Contro

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