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Cosmetic: Beata Gioventù

Pain si aggira tra le bancarelle del Mi Ami. Il meglio della musica italiana indipendente in questi tre giorni suona qui. Al suo fianco c’è Napo, cantante dei Uochi Toki. I Cosmetic suoneranno tra poco, Pain dà uno sguardo al quaderno aperto dove ho scritto tutte le domande e si preoccupa della loro lunghezza, lo tranquillizzo dicendogli che sintetizzerò il tutto, si inizia…

È vero che ieri avete suonato a Londra? Avete trovato delle differenze tra il pubblico inglese e quello italiano?
Ieri? Sì, abbiamo suonato a Londra, siamo arrivati stamattina qui al Mi Ami, no, che ore sono? Boh, con il fuso orario ho perso il conto, insomma siamo arrivati dieci minuti fa. Il viaggio è stata una figata perché si vedeva il sole e quindi sapevamo che suonare al Mi Ami sarebbe stato una gran figata. Il pubblico londinese è molto più sbronzo di quello italiano, se vogliamo dirla nel senso più palese del termine. In Inghilterra è tutto diverso, una persona può andare in un locale anche solo noleggiando la batteria del locale e esibirsi, mentre in Italia sei un po’ più corteggiato. Comunque è stato molto divertente, il locale era fantastico, c’era gente, gestore divertentissimo e soprattutto birra a fiumi… Che altro aggiungere?

Suonerete anche a Ferrara alle festa dei dieci anni della Tempesta…
Sì, suoneremo alla festa della nostra etichetta discografica, La Tempesta, la giornata si chiamerà “La Tempesta Sotto Le Stelle”, sarà una gran figata, spero verrete. Suonerà anche questo bell’uomo di fianco a me, Napo dei Uochi Toki…

Cosa comporta e significa per un gruppo suonare per una etichetta come la Tempesta?
Penso che la Tempesta, Napo può confermarlo, è una delle realtà musicali più belle che esistono in Italia, non quanto alla produzione, di cui ovviamente non parlo per tirar acqua al mio mulino, a livello umano sono persone con cui puoi parlare, decidere. La libertà creativa che ti lasciano è totale. Penso che per ciascun gruppo all’interno della Tempesta sia così e nessuno sente un interesse per una major. Se per esempio la Universal chiama qualcuno di noi, credo che qualsiasi cantante della Tempesta rifiuti il contratto offerto… Beh dai tutti no, uno o due alla fine penso che accetterebbero… Noi no.

Oggi al Mi Ami e a luglio a Ferrara. Vi piace suonare in questi festival davanti a persone che è possibile non conoscano la vostra musica e magari convincerli a comprare un vostro CD?
Guarda ti dico, alla gente ormai non frega più un cazzo di comprare CD, ascoltare musica o comunque interessarsi a qualcosa che vada oltre al proprio naso. Abbiamo suonato in festival grossi come il Mi Ami, abbiamo suonato all’estero, stiamo suonando per una etichetta grossa e per questo ci capita di affrontare delle realtà in cui vai a suonare in un locale e la gente preferisce star fuori del locale a bere. Per cui ti dico che la situzione non è rosea perché, se la gente non comincia a capire che c’è ancora della musica figa in Italia, qui non si va da nessuna parte.

Parliamo un po’ del vostro sound. I gruppi esteri con cui associo la vostra musica sono i Dinosaur Jr. o My Bloody Valentine, mentre in Italia è difficile trovare qualcosa con cui paragonarvi. Nonostante il vostro stile English, la musica italiana in qualche modo vi ha influenzato lo stesso?
Ti dico, noi siamo quattro elementi messi insieme dalla casualità musicale più assoluta. A me posso piacere i Meshuggah e a Emily gli Scisma. Hai nominato i Dinosaur e i My Bloody Valentine: è proprio da loro, più altri gruppi che ci piacciono (consiglio anche gli Mx-80, molto bravi) che cerchiamo di estrapolare una canzone che sia proponibile a un pubblico italiano, cioè che possa permettere all’ascoltatore medio di non stare al bar a bere ma di stare sotto al palco a capire quello che diciamo, che poi la maggior parte sono stronzate, ma qualcosa di serio c’è.

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