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  • Covenant: Modern Ruins

    Covenant

    Loudvision:
    Lettori:

Velata sensazione…

… di delusione.
I Covenant nel corso della carriera hanno sempre arricchito il proprio futurepop con emozioni e sentimenti effervescenti, fatti di ritmi ottantiani o di suoni maturi e toccanti; le note erano legate assieme dalla voce di Eskil Simonsson che rendeva le canzoni vive ed umane.

Con questo nuovo album hanno abbandonato la loro peculiarità in vista di suoni vuoti e annacquati: se l’intro è accativante e la hit del singolo riporta alta l’attenzione, il rimanente non regge l’ascolto.

A parte alcune tracce il resto è un ripetersi di suoni già sentiti e sperimentati precedentemente, ma in questa sede svuotati di quel quid che li rendeva unici.

facciamo i titoli:

“Modern Ruin” – intro che ricorda a grandi linee le sonorità di Terminator 4, gradevole.
“Lighbringer” – singolo che alla lunga però annoia
“Judge Of My Domain” – traccia piacevole. Potrebbe essere uscita da “Northern Light”
“Get On” – la traccia più interessante
“The Road” – finale simpatico ma senza impegno.

5/11
Poco per un gruppo che aveva creato un sound tutto suo capace di incuriosire.

Pro

Contro

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