Home > Recensioni > Cowboy Prostitutes: Swingin’ At The Fences

Rock on

I Cowboy Prostitutes sono quattro ragazzi svedesi trainati da un frontman tutto italiano: Luca Isabelle. Il Nostro ha fatto quello che molti aspiranti musicisti sognano: ha lasciato il Bel Paese e si è trasferito a Londra con un’unica missione, quella di suonare rock, duro e puro. Isabelle, accompagnato dal basso e dall’attitudine giusta, ha concluso il suo viaggio verso l’Eldorado a Örebro, Svezia, dove ha conosciuto Per Widell (batteria), Tobbe Johansson (chitarra e cori) e Simon Solomon (chitarra). Line up, questa, che non risale alle origini del gruppo, ma che, almeno momentaneamente, è quella definitiva.

Hard Rock, Glam, Sleaze, chiamatelo come volete. Quello che è certo è che il combo italo-svedese zappa con le proprie chitarre nel punk, nel rock’n’roll e nel cuore di quel complesso periodo musicale che, in un paio di decadi, ha dato vita a gruppi come Guns’n’Roses, Skid Row e Mötley Crüe. Un revival che attinge dagli anni che non sono più, ma che permangono nei cuori degli aficionados e che popolano l’underground musicale, riempiendo le sale dei pub dove a tutti capita, più o meno sovente, di ascoltare gruppi come gli Hollywood Killerz, i Wheels, gli Electric 69 o chi per essi.

“Swingin’ At The Fences” è il secondo disco dei Cowboy Prostitutes ed è stato interamente registrato e prodotto da Luca Isabelle nel suo studio personale, con un risultato decisamente sopra la media. Il disco si apre nel più classico dei modi, con un attacco secco di batteria e chitarra che, insieme, danno il “la” al resto del gruppo. L’energia e la carica non mancano di certo: i brani scorrono uno dopo l’altro, e, senza troppi ricami, arrivano diretti allo stomaco. Non manca nemmeno una cover: “Travelling Band”, un omaggio ai Credence Clearwater Revival. Una versione del tutto personale del brano, che ne esce in veste più “hard”, senza però risultare snaturato. Contribuiscono alla buona riuscita delle canzoni i cori che sostengono la voce sporca e graffiante di Luca Isabelle, affidati alle corde vocali meno stressate di Tobbe Johansson. Se di qualcosa si avverte l’assenza, questo qualcosa è una ballata. Non perché sia necessaria, piuttosto perché il combo di Örebro ci prova e ci propone, con “Roseline”, un lento che però non riesce a far breccia nei nostri cuori.

“Swingin’ At The Fences” è una carrellata di sano punk’n’roll, niente di più e niente di meno, ancorato agli stilemi di ciò che abbiamo già descritto. La personalità del combo emerge nella compattezza più che nella fantasia. Detto ciò, i brani sono ben strutturati e le melodie, che non mancano, sono di facile presa, rendendo l’ascolto piacevole. Siamo sulla buona strada.

Scroll To Top