Home > Recensioni > Cradle Of Filth: Darkly, Darkly Venus Aversa
  • Cradle Of Filth: Darkly, Darkly Venus Aversa

    Cradle Of Filth

    Loudvision:
    Lettori:

La prima moglie di Adamo non era così brutta

GOTDT aveva quantomeno lasciato ben sperare per il futuro. Per “Darkly, Darkly, Venus Aversa” il mantenimento della formula del concept, il soggetto di Lilith, spesso accarezzato nei brani dei bei tempi andati, sembrava evocare scenari perlomeno rassicuranti.

Purtroppo la delusione è cocente. A parte la celebrativa “The Cult Of Venus Aversa”, l’immediata “Lilith Immaculate” ed una “Beyond Eleventh Hour” che perlomeno inganna l’intuibilità della struttura, ci si trova davanti l’ennesimo rigurgito di aggressività thrash-death che hanno reso trascurabili due terzi della loro attività in RoadRunner.

“Darkly, Darkly, Venus Versa” suona assolutamente poco distintivo, banale ed esteticamente trascurabile per il livello di impronta e stile che un gruppo come i CoF sono chiamati a rispettare.

Il ruolo costruito dai Cradle nella storia è di innovatori esteti, di barocchi nel territorio del lascivo e del ripugnante, in un immaginario sottile, venato di femminilità maliziosa e decadente degenerazione. Il grande impasse della loro seconda decade di storia è certamente quello di esser vittima dei tratti che prima traducevano in affascinanti favole oscure per adulti, ed in momenti di perversa bellezza. Sono diventati essi stessi una sorta di canaglia deforme e goffamente imbarazzata da un passato che probabilmente non appartiene più al loro modo d’essere, ma che li rendeva distinguibili. Ancora non s’è vista da parte loro una valida alternativa.

Pro

Contro

Scroll To Top