Home > Interviste > Cradle Of Filth: Direttamente dalla culla oscura

Cradle Of Filth: Direttamente dalla culla oscura

L’oscurità è senza dubbio il tema principale di questa intervista di LoudVision al leader dei Cradle Of Filth.
Oscuro il pomeriggio milanese dopo una settimana di pioggia ininterrotta.
Oscuro il protagonista dell’ultimo album della band inglese “Godspeed On The Devil’s Thunder”.
Oscuro il motivo dell’attesa di circa due ore per incontrare Dani Filth.
Dani si è dimostrato più gioviale di quanto possa sembrare, ci ha accolti all’interno del lussuoso tour bus e si è subito scusato per l’impossibilita’ di accendere le luci causa mancanza di corrente. Dopo una breve illustrazione delle meraviglie tecnologiche del mezzo iniziamo l’intervista.

Ciao Dani. Come sta andando il tour?
Bene ci stiamo divertendo molto. Abbiamo fatto tre tour dopo l’uscita dell’album e questa è la seconda parte del tour europeo partito dopo Natale.
Suoniamo con i Moonspell, i Turisas e i Dead Shape Figure. Abbiamo fatto anche un tour in America.

Pensi che gli effetti della crisi economica influenzino il numero delle presenze ai concerti?
Si credo che ci siano circa la metà degli spettatori di un tempo. Da questo punto di vista il Canada e l’America sono i paesi che hanno subito di più la crisi. In Europa si nota nelle location piccole. Però spesso suoniamo in grandi eventi con migliaia di persone dove questo calo non si nota.

Con “Godspeed On The Devil’s Thunder” siete tornati a fare un concept album. Come mai questa scelta?
Si è trattato di un processo suggestivo. Di fatto nei nostri album è capitato raramente che, come in “Cruelty And The Beast”, i pezzi siano stati costruiti dalle armonie di tastiera. Per “Godspeed On The Devil’s Thunder” è successo, e questo mi ha riportato a uno stato psicologico simile. Cercando idee mi sono imbattuto nel taccuino di appunti che avevo steso all’epoca di “Cruelty And The Beast”, dove accanto a Elizabeth Bathory avevo già preso delle note sulla storia di Gilles De Rais, definito da più fonti il più grande serial killer della sua epoca. Una personalità sfaccettata e molto tormentata. La coincidenza che questa suggestione accadesse a dieci da “Cruelty And The Beast” mi ha fatto capire che era tornato il momento. Era da un po’ che non tornavamo con un concept album, ed in generale pensiamo che se ripetessimo costantemente una formula non daremmo un gran risultato.

La produzione di “Godspeed On The Devil’s Thunder” è di alto livello. Come avete inserito le parti di orchestra nel flusso di lavoro?
Le parti di orchestra sono state composte insieme alle parti degli altri strumenti ma in studio le abbiamo lasciate come ultima cosa da fare. La stessa cosa vale per la traccia vocale principale e le parti vocali femminili.

Nei tuoi testi ci sono spesso citazioni di autori come Lovecraft, Poe o di altri esponenti della letteratura horror anglosassone. Ci sono citazioni di questo tipo anche nei testi di “Godspeed On The Devil’s Thunder”?
Il disco è tutto incentrato sul personaggio di Gilles De Rais quindi mi sono ispirato principalmente agli scritti di Charles Perrault.

Gilles De Rais è forse il più controverso dei personaggi da voi raccontati. Come mai questa scelta?
Sono rimasto colpito dalle vicende di questo personaggio oscuro e perverso dopo aver letto il libro di Perrault. Gilles De Rais è considerato uno dei primi serial killer insieme a Elizabeth Bathory. Inoltre sembra che De Rais fosse più terribile di come è stato descritto da Perrault. Proprio questo senso di perversione mi ha colpito di più convincendomi a realizzare un concept album; cosa che non facevamo da tempo.

Qual è il tuo autore preferito?
Non so, mi piacciono diversi autori: Poe, Baudelaire, Conan Doyle, Lovecraft e Clive Barker.
[PAGEBREAK] Parlaci del video di “Honey And Sulphur”. Hai ideato tu la sceneggiatura?
L’idea mi è venuta mentre ero in Inghilterra per girare il video di “The Death Of Love”. Si era creato un ottimo clima di collaborazione con i produttori e quindi abbiamo pensato di realizzare un video che rispecchiasse la perversione, il senso di stranezza e l’oscurità che caratterizza la storia di De Rais. Queste caratteristiche sono presenti non solo in questa canzone ma in tutto l’album.
Per le riprese abbiamo utilizzato le caverne che si trovano alle porte di Londra. Durante la Seconda Guerra Mondiale queste caverne erano abitate da molte persone che le utilizzavano come rifugio.

(Si interrompe per provare ad accendere la luce che non funziona ancora, ndr)

Che significato hanno i lupi e le ragazze del video?
Negli scritti di Perrault Gilles De Rais si paragonava ad un lupo perché le persone e soprattutto i bambini hanno paura dei lupi. In linea con lo stile medievale ma al contempo moderno di tutto l’artwork del disco, l’immagine dei lupi che fanno fuggire le ragazze nella grotta ci sembrava la più adatta per rappresentare visivamente i suoi atti di crudeltà.

L’artwork dei vostri dischi è sempre molto forte e curata nei dettagli. Chi si occupa di idearla e progettarla?
Grazie. Quando compongo della musica mi vengono in mente molte immagini di ciò che sto esprimendo musicalmente. Collaborando con l’artista David Ho siamo riusciti a trovare le illustrazioni che più rappresentano la storia e le situazioni che ha vissuto De Rais. Non è stato facile per David esprimere con immagini fisse il flusso dinamico della storia come l’ho immaginata.

A che punto siete della vostra evoluzione dopo diciotto anni di carriera? Vi sentite maturi?
No direi che siamo giovani, giochiamo ancora ai videogiochi (ride, ndr). Abbiamo raggiunto una fase in cui siamo molto più tranquilli quando lavoriamo. Pero’ bisogna stare attenti perché quando si è troppo tranquilli si diventa pigri. Comunque posso dire che ora non abbiamo mille pensieri per la testa e riusciamo a divertirci di più.

C’è qualche album o qualche artista in particolare che stai ascoltando in questo momento?
No perché per scrivere la mia musica mi piace trarre ispirazione da diverse cose quindi, nel poco tempo libero, cerco di leggere libri e di vedere film. Posso dirti che prediligo gli horror gotici e le science-fiction.

Cosa farai quando avrete finito il tour?
Per prima cosa scriverò un altro capitolo per il libro “The Gospel Of Filth” che molto probabilmente uscirà in una edizione speciale. Poi credo che ci prenderemo un po’ di tempo per noi stessi anche se non durerà molto. Abbiamo ancora un sacco di lavoro da fare con la band. Ci sono in sospeso alcuni progetti e diverse idee da far vivere il gruppo per altri dieci anni.

Tornando all’industria musicale sembra che l’Inghilterra, a dispetto della crisi che ha ridotto i budget, rimanga un Paese ancora molto produttivo dal punto di vista musicale. Quali pensi siano le ragioni di questo successo?
Non saprei, credo che sia dovuto alla forza del nostro mercato musicale. Anche da noi molti negozi di musica stanno chiudendo ma probabilmente gli artisti inglesi sono più creativi e continuano a lavorare nonostante tutto.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato.
Grazie a voi. Mi dispiace aver fatto l’intervista al buio.

Scroll To Top