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  • Cradle Of Filth: Nymphetamine + Nymphetamine Deluxe Ed.

    Cradle Of Filth

    Data di uscita: 01-04-2005

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E così si chiude la favola perversa

Quando l’ispirazione è donna (Nymphette), la musica che ne deriva è spesso ammaliante. E la title track di “Nymphetamine” dimostra che per la band inglese la progressione melodica è una tecnica che esiste ancora. La loro colpa è di averla dimenticata in molti episodi all’interno delle quattordici (tredici in realtà) composizioni. Ecco quindi un portentoso agglomerato di decibel, programmato su idee che si sparano in alto senza traiettoria e ricadono con la casualità di un fulmine.
Non stiamo parlando di una caduta di integrità, ma di un traballare di stile, che dopo quattro anni dall’ultimo vero disco innovativo costituisce un peccato capitale. Ad aprire è una danza macabra senza risonanza, “Satyriasis”, ovvero un’intro orchestrale presa in prestito alla colonna sonora di “Damien: Omen II” ma estremamente meno efficace. Decolla quindi l’assalto frontale di “Gilded Cunt”, di cui molti di voi hanno sentito virtù e vizi in mp3 da già un mese circa. Tecnica sovrabbondante, come solo Paul Allender sa consegnare al master di registrazione per venire perlomeno contenuta nel mixing finale; ma le invenzioni melodiche fin qui non sono pervenute. Nemmeno in “Nemesis” dove comincia il passo falso difficilmente rimediabile: i Cradle Of Filth si inalberano letteralmente su un discorso musicale complesso che un tempo gestivano con tranquillità: a seguito di un buon inizio, la canzone non decolla, si perde in lentezze innaturali fino a diventare irritante nell’assolo melodico centrale. Collegando insieme le tracce critiche arriviamo ad “Absinthe With Faust”, fatta di idee riciclate ed atmosfere pianistiche estetizzate ed autocompiaciute. Vuol dire che in pratica vi sentirete un maestoso pianoforte utilizzato per armonie talmente retoriche da disperdersi nell’aria – come succede tra l’altro anche in “English Fire”. Della loro struttura verse/chorus/verse rimane troppo poco, e a poco servono le motivazioni ideologiche dietro “Coffin Fodder” per giustificare una assenza di gusto dentro tanto forbito, calcolato, tecnico ed estremo vocabolario musicale. Assolutamente fuori luogo le (troppo) decise influenze NWOBHM proprio in quest’ultima e in “Filthy Little Secret”, una serie di brani che fa seriamente traballare la seconda parte del disco. Parte che è mal battezzata dall’interludio strumentale “Painting Flowers White Never Suited My Palette”, la quale dimostra ancora una volta che i Cradle Of Filth stanno perdendo il senso estetico e la capacità di saper caricare quelle enormi sensazioni di pathos nella loro musica che hanno caratterizzato i loro lavori migliori. A salvare questo disco dal suo autodivorarsi sono invece le canzoni che stilisticamente più rimandano a “Midian”. L’impronta di “Her Ghost In The Fog” è decisamente evidente nel suo sequel “Swangsong For A Raven”: stesse armonie su scala differente, stessa accoppiata piano e chitarra, medesima voce narrante (Doug Bradley – Hellraiser), e synth che restituiscono le atmosfere rarefatte e notturne di “Midian”. Ma se l’intento di giocare sulle scale e sui timbri del suo predecessore ha caratterizzato il brano per una maggiore atmosfera notturna e intimistica, ne ha anche diminuito l’intensità emotiva portando ad un risultato quasi evanescente.[PAGEBREAK]E l’altra controparte “Gabrielle”, piccola romanza gotica costruita su una linea melodica sottolineata da riff estremamente violenti e cadenzati che corrono verso uno scioglimento pseudo-orchestrale, è troppo breve per stupire pur rimanendo uno degli episodi più memorabili. Decisamente in controtendenza, come già detto, la sinuosa e crescente “Nymphetamine”, già selezionata come brano per la colonna sonora di “Resident Evil” e che qui è proposta in formato completo (Overdose), che ricalca la struttura di “The Black Goddess Rises”, e in formato Resident Evil (“Nymphetamine Fix”). È senza dubbio un brano che si avvantaggia, nella propria durata, della capacità, altrove quasi dimenticata, che i Cradle Of Filth hanno di generare un climax intrecciando strutture che oltre al fascino estetico uniscono intensità, carisma, perversa e provocante femminilità e senso di malato abbandono alla lascivia. Cioè, la classe, la sostanza che precedentemente ha sempre ripagato il gruppo di Ipswich dando risultati epocali e soddisfazione. Rimangono infine forti punti interrogativi su “Mother Of Abomination”, decisamente pompata nella presentazione fatta dalla band che scomoda addirittura gli Emperor di “In The Nightside Eclipse”; si tratta di passaggi black metal dalle armonie curate ma stranamente leziose, regolari, che affondano in un minuto e mezzo di campionamenti dal significato sfuggevole per dar via poi ad un finale à la Morbid Angel, eccentrico e atipico nel contesto dei Cradle Of Filth, senza essere né buono né malvagio.
L’unico modo per accettare questo lavoro dei Cradle Of Filth è quello di considerarlo un’uscita secondaria nella discografia del gruppo, accanto a “Bitter Suites To Succubi”, un album per rodare, sperimentare, concedersi quelle influenze NWOBHM che a Paul Allender piacciono tanto. Visto in questa veste, la presenza di tracce buone in mezzo ad altre diligenti ma insipide è più accettabile. L’apporto di James è udibile, vi sono più contrappunti chitarristici rispetto al granitico e chiuso “Damnation And A Day”, ma la composizione è ancora troppo sbilanciata sulla ritmica di Paul Allender. È ozioso chiedersi il motivo per cui qualcosa in questo Chapter VII non ha funzionato; ma possiamo dire agli ascoltatori di death-thrash che per quel che concerne l’aspetto tecnico e esecutivo troveranno brillantezza, ineccepibilità e potenza straripanti.
Per l’ascoltore di vecchia data, di nicchia, o per l’elite di intenditori che già sa che tutto questo non basta, rimarrà l’inevitabile delusione: i Cradle Of Filth non hanno fatto l’opera d’arte. Rimarrà la delusione di vedere tanto materiale raffinato al servizio di un progetto affrettato, forse nato dalla spontaneità ma proprio per questo riuscito in modo sbrigativo. [PAGEBREAK]AGGIUNTA SULLA SPECIAL DELUXE EDITION (2005)

La Special Edition di “Nymphetamine” può destare curiosità al massimo in coloro che si sono trattenuti dal comprare la precedente edizione, magari ponderando le ultime perplessità sugli sviluppi musicali del combo britannico. L’aggiunta di materiali bonus, a cui i Cradle Of Filth hanno sempre dedicato una cura relativa, e la presenza di un packaging lussuoso, aspetto su cui si sono sempre dimostrati discretamente impeccabili, non maschera tuttavia la tiepida qualità della sostanza. I brani aggiuntivi qui proposti altro non fanno che confermare lo stadio di dubbia salute, di overdose d’autoindulgenza, che il gruppo sta attraversando. E aggiungendo pochi pregi all’album in sé, si mantiene appena invariato il rapporto qualità/prezzo (quest’ultimo di qualche Euro superiore rispetto all’edizione normale), da cui scaturisce il medesimo voto che avevo assegnato sei mesi fa.
Primo punto: le cover. La “Devil Woman” di Cliff Richard è una buona occasione per Dani Filth di far avverare un desiderio caldeggiato da molto tempo: duettare con il suo vate degli anni ’80, King Diamond. Ci riesce, in modo diligente, nel classico modo in cui i Cradle Of Filth riescono a suonare un pezzo di un altro artista spersonalizzandosi, eseguendo con la consueta competenza media le furbe, atmosferiche melodie del brano ma senza reclamare uno statuto d’autore sulla rielaborazione. Diverso, fortunatamente, il discorso per la tanto attesa “Mr. Crowley”, la cover per cui il gruppo aveva chiesto la presenza di Ozzy stesso ai tempi di “Damnation And A Day”, progetto di collaborazione che si tramutò in un totale disastro: Sharon Osbourne, indispettita per il gossip sfuggito fuori controllo prima ancora che il marito avesse dato formale assenso, persuase Mr. Osbourne a declinare l’invito. E la Sony, che sperava di avere tale brano in una possibile Special Edition di “Damnation And A Day”, si persuase a lasciar perdere qualsiasi idea a riguardo. Molti fan erano rimasti a bocca asciutta, ma ora si presenta l’occasione di ascoltare finalmente la Cradle-versione di “Mr. Crowley”: indubbiamente, è percepibile la partecipazione del gruppo allo spirito della canzone, ed alle sue tinte accattivanti e misteriose melodie. È palpabile la rivoluzione di stile, di veste estetica, l’uso abbondante e comunque intelligente dell’organo. Come prevedibile, è il brano migliore tra le novità proposte nel secondo CD. La cover dei Bathory, “Bestial Lust”, di cui avevo evitato di parlare ai tempi dell’uscita dell’edizione giapponese, è invece episodio davvero trascurabile, segno di incompatibilità tra lo stile del gruppo (in senso lato, non solo nelle mutazioni odierne) e quello del leggendario Quorthon. Arriviamo ora a due inediti; questo è il primo caso in cui i Cradle Of Filth propongono nuovi brani, omessi nell’album d’origine, in una edizione speciale. E questi hanno la virtù di riconfermare in pieno i problemi che hanno reso “Nymphetamine” debole e privo di uno stile notabile. “Soft White Throat” si presenta con atmosferici e teatrali aperture, per poi nuovamente cadere nel vizio dell’inconcludenza: il discorso musicale non si evolve, si accartoccia su sé stesso, si distende su ritornelli che nascondono l’imbarazzo della mancanza d’inventiva dietro forzati tentativi di suonare esteticamente bene. E soprattutto, come avveniva in alcuni brani (“Nemesis” su tutti) dell’album senza mai raggiungere un climax, questo si accontenta di ripetere in modo identico per due volte la stessa insipida struttura. Vengono a mancare i buoni motivi per cui dare credito alla prolissità del gruppo, che generalmente era solito sfruttare ogni preziosa stanza musicale, alternando momenti di crescendo impulsivo a estreme piacevolezze, a parti più focalizzate sui versi, ad altre più incentrate sull’istrionica musica. Non va meglio nemmeno la più elettronica “Prey”, a cui non può bastare un refrain di synth dalle pretese adulatorie e blande per richiamare le potenti percezioni di sensualità e suadente seduzione che la stessa title track continua a dare nonostante la sua vena catchy.[PAGEBREAK]E, infine, “Nymphetamine (Jezebel Deva Fix)”: motivo di curiosità per tutti coloro che avevano trovato la voce di Liv Kristine inadatta per una canzone dei Cradle Of Filth? Niente di più sbagliato. La scelta di modificare le linee vocali da parte del soprano, più volte omaggiata con l’epitteto di “sirena” per enfatizzare la caratteristica seducente del suo timbro, si rivela del tutto infelice. La parte della strofa viene tramutata in un cantato in stile rock, al limite dello sguaiato, mentre la decisione, nel pre-ritornello, di partire dalle tonalità basse senza poi salire di ottava scardina completamente il senso delle armonie chitarristiche su cui è stato costruito il brano. Senza andare alla ricerca di motivazioni plausibili per cui chi canta nei Cradle Of Filth dai tempi di “V Empire” sia giunta a tali scelte, l’ago della bilancia propende nettamente per la versione con Liv Kristine. A sorpresa, anche per rifarvi l’orecchio con l’originale, troverete un contenuto CD-ROM: ma anche qui, serpeggia delusione e senso di cose fatte male o in fretta. Nonostante l’ampio spazio disponibile sul CD, il video di “Nymphetamine” che troverete è il semplice file MPEG diffuso in rete mesi fa sui siti internazionali della Roadrunner per i possessori di connessione broadband (50 MB in totale), privo di qualsiasi presentazione, menù, interfaccia eseguibile o altre cose che ormai abitano dentro un CD con la dicitura “Enhanced”, nell’era in cui la musica muove i primi passi verso l’essere un prodotto multimodale/multimediale. Medesimo gusto per il parziale si riscontra nell’artwork: aperto il 3-folded digipack, nero e minimale, caratterizzato dal motivo/simbolo grafico-esoterico distintivo di “Nymphetamine”, la grafica aggiunta nel booklet altro non mostra che ulteriori, non sorprendenti, viaggi visionari di Matt Lombard, ispirato dalla decostruzione cruda dei corpi di J.K. Potter e intrigato dalle figure mutilate nella nebbia à la Silent Hill.
Che il superfluo sia il godimento puro, incontaminato dal bisogno, può essere vero se e solo se alla base c’è tutta la sostanza e la solidità necessaria per poterselo permettere. Invece, i Cradle Of Filth di oggi indugiano nel loro mestiere, troppo rilassati e deconcentrati. Da sempre (auto)ironici e capaci di prendersi con distacco, sembrano ammalati di questo distacco dal loro stesso lavoro, peccato mortale difficilmente perdonabile. Per l’utenza, il messaggio è: i collezionisti confrontino i loro parametri di giudizio con i dati da me esposti, e valutino l’acquisto o meno. Coloro che hanno già l’edizione normale, difficilmente troveranno dei motivi validi per reiterare l’acquisto; ed è qui il grosso fallimento della Special Edition, che nelle caratteristiche esposte avrebbe potuto avere un senso commerciale se messa sul mercato al lancio del disco, ma non sei mesi dopo.

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