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  • Cradle Of Filth: Peace Through Superior Firepower

    Cradle Of Filth

    Data di uscita: 31-10-2005

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Pace indotta dal moderno warfare

L’armata dei sei stunt-man dell’extreme music britannica ritorna pomposamente in videoscena, affrontando questa volta la missione con un piglio guerrafondaio. Oltre al pretenzioso titolo, consueto gioco di parole, ci troviamo davanti a menu e sottomenu completamente nominati secondo un gergo militare. Obiettivo: Parigi. La due giornate di Parigi fu un parziale, inaspettato, arduo terreno di guerra: mentre il DVD doveva originariamente contenere estratti dal meglio dei due show, la prima serata fu minata da insospettabili insidie quali un calore eccessivo in sala senza condizionamento d’aria che rese la performance fisicamente estenuante. Per questa ragione, la qui presente intera esibizione del solo concerto svoltosi il 2 Aprile 2005, mostra l’arrivo dei mezzi di soccorso sul palco: evidenti ventilatori, che sono stati malgrado tutto ben integrati nella scenografia. Aggirato l’ostacolo, tutto andò per il meglio quella sera.
I Cradle Of Filth, quindi, battono ancora il sentiero del precedente “Heavy, Left-Handed and Candid”, proponendo un intero show che a onor del vero risulta molto più brillante del precedente; c’è di più, ovvero che la tracklist di questo DVD è pressoché complementare al precedente. Introduce elementi innovativi, brani nuovi quindi, ma anche insolite, coraggiose scelte estratte da “Midian”, “Cruelty And The Beast” e “Dusk… And Her Embrace”. Un ottimo modo per giustificare l’acquisto di un secondo live DVD. Diciamo innanzitutto una cosa: la produzione di questo live è decisamente di buon livello. Molti avranno già gridato (per i suoni, s’intende) al miracolo per la produzione dell’ultimo full length, e potranno farlo finalmente anche adesso per questo DVD di tutto rispetto. L’amalgama strumentale è compatto ed il lavoro di produzione e post-produzione è stato pesante ed invasivo: praticamente, l’impatto a tratti sembra quello d’uno studio album, azzerando la componente pubblico ed effetto live durante l’esecuzione dei brani. Tecnicamente, le assidue prove a cui i Cradles si sono dovuti sottoporre da “Damnation And A Day” in poi (leggasi come il mettersi al passo perfetto con una dose così massiccia di campionamenti orchestrali senza mai un cedimento sul tempo) hanno affiatato la formazione, che suona massiccia e compatta nell’arena di Montmartre. Probabilmente, questo live mostra i sei di Ipswich come da sempre li avremmo voluti sentire. Persino Adrian, dopo anni di prestazioni sottotono, finalmente dà prova della sua bravura in modo impeccabile.[PAGEBREAK]Eccoli, allora, arrivare insieme ai nefasti presagi di “Satyriasis”, pronti a sfoderare la tiepida “Gilded Cunt”, eseguita mantenendone perfettamente il feeling thrash aggressivo. Senza troppa fantasia nella scelta della setlist, prosegue come su disco “Nemesis”, che invero dimostra molto senso in più dal vivo di quanto non faccia nella versione studio; qui si arrivano ad apprezzare maggiormente gli inserti tastieristici di spessore e il fraseggio contrappuntistico delle chitarre. Il concerto decolla definitivamente. “Mannequin”, il secondo video/singolo tratto da “Damnation And A Day” si rivela agile, melodico, appetibile, apprezzabile, mentre cadono nel vuoto le aspettative per “The Black Goddess Rises”, ormai relegata all’ultima, manieristica e poco caratteristica versione di “Bitter Suites To Succubi”. Ma ecco la prima, vera sorpresa: su intro campionata direttamente dal master originale, giunge inconfondibile lo strings ensemble che dà il via a “A Gothic Romance”, brano di culto, complesso, vario nelle atmosfere e nei tempi ma dotato d’una coerenza e coesione mirabile, probabilmente la gemma più preziosa di “Dusk… And Her Embrace”. È qui, nella fedeltà all’antico, nella riproposizione ineccepibile del brano e delle sue vene più melanconiche, maestose, poi intimistiche, erotiche e maledette, che si capisce chi sono i Cradle Of Filth e perché rientrano tra coloro che hanno scritto capitoli indimenticabili nella storia della musica estrema. È però subito tempo di ricoinvolgere gli animi degli ultimi arrivati, con “Her Ghost In The Fog” immediatamente riconosciuta dal pubblico che accenna un velo d’entusiasmo prima d’esser seppellito dalle monolitiche chitarre. Tutto, dalla voce di Sarah Jezebel Deva più udibile che mai, alla dimestichezza con cui viene ormai suonata, sentita ed interpretata dal gruppo, surclassa l’esecuzione di Nottingham immortalata nel precedente DVD. Tutta l’arena si attende “Nymphetamine” ed eccola sopraggiungere nella versione abbreviata, inspiegabilmente senza restituire quel feeling da favola d’amore perversa patinata d’erotismo dell’originale, ma dando giustizia all’interpretazione che la Sirena ha voluto dare al pezzo, e che io avevo indelicatamente stroncato senza appello. Dopo il classico monologo in stile ‘bad taste’ poetico: “In the time it takes for one man to masturbating his lonely bit a million stars are born, a million never lie, burn out, flick and die. Rivers went to their way to red and bloody shores, place trace the curve of backbone, impure and verginal skin. Tonight, in the lost city of Midian, we have no sense of Crrrime” ritornano dominanti nella scena il blu ed il viola della perduta Midian con “Torture Soul Asylum”, la closing track dell’album caratterizzata per monolitici riff strutturati sulle complesse stanze dei testi e aperture melodiche dall’emozionalità notturna. Un brano di sostanza, che aumenta l’impressione di padronanza strumentale sul palco del sestetto, che aumenta la percezione più che positiva per la performance di Adrian Erlandsson, preciso come un metronomo, prepotente come solo un batterista della sua classe può. Stupefacente l’accoglienza per “The Forest Whispers My Name”, brano che esce ormai dalle orecchie di chiunque abbia assistito ad almeno due concerti a caso dei Cradle sin dai tempi di “The Principle Of Evil Made Flesh”, mentre dopo questo capitolo del DVD arrivano le sorprese delle battute finali: sulle note di “A Bruise Upon The Silent Moon”, primo intermezzo strumentale per riprendere fiato, lo stage viene occupato da un’enorme marionetta inquietante ed incappucciata, che lascia poi il posto al rientro di Dani & Co. per la naturale prosecuzione “The Promise Of Fever”, tagliente, geometrica, asciutta ed ancora una volta stupefacentemente eseguita. Al posto dell’inflazionata “Cruelty Brought Thee Orchids”, a rappresentare “Cruelty And The Beast” è la piacevolissima “Thirteen Autumns And A Widow”, accompagnata da un set di luci spettacolarmente interattivo, e guidata con redini affidabili da un perfetto feeling tra i due chitarristi Paul e James, per un brano che in modo molto discreto fonda tutto il suo discorso musicale sui fraseggi armonici incrociati delle chitarre.[PAGEBREAK]I Cradle Of Filth tagliano poi corto con il passato proponendo a sorpresa “Mother Of Abomination”, il brano più black-oriented di “Nymphetamine”, allungando a dismisura il finale cinematico/à la Morbid Angel, fino a far riemergere la marionetta gigante ingobbita a fare headbanging con la band. Le vaghe ed incerte atmosfere di “Painting Flowers White Never Suited My Palette”, secondo ed ultimo intermezzo orchestrale, riportano il sestetto sul palco, pronto ad andare sul tranquillo con la consueta “From The Cradle To Enslave” come finale, suonata finalmente dal vivo in modo convincente. Nel complesso, con i suoi alti e bassi più che naturali, ma con un’esecuzione costantemente d’alto profilo, i Cradle immortalano una performance da ricordare anche per i non fan; evitano gli errori passati, come il Danicentrismo delle telecamere, in questo DVD più generose e democratiche. Ed il problema della voce di Dani, che nuda e cruda come viene dalla semplice registrazione del concerto perderebbe d’efficacia, – risultando molto simile ad uno squittìo soffocato come in “Heavy, Left-Handed And Candid” – viene ora ampiamente seppellito sotto la post-produzione, la pesante cura di lifting per essere più chiari, che questo live ha subito prima d’esser riversato su DVD. Dani, quindi, pare come non mai vicino alle sue esecuzioni studio, pulite e corpose, violente ed a tratti deflagranti. E quando una proposta è meticolosa e maniacale nell’estetica come quella dei Cradle Of Filth, non prendiamoci in giro: tutto questo non è affatto un peccato mortale.
La seconda voce del menu principale, specularmente al precedente DVD, consente di selezionare una singola traccia del live. Al termine del brano, si ritornerà al menù di selezione dalla tracklist del concerto. La terza voce apre ad un folto sottomenu, dove sarà possibile selezionare l’intera videografia da “Her Ghost In The Fog” fino a “Nymphetamine Fix” (c’è anche il video di “Mannequin” per i Cradle-maniaci che non si sono procurati il singolo d’importazione americana), fatta eccezione per “Born In A Burial Gown”. Il consueto shockumentario “Postcards From Vulgaria” che ritrae la band nei momenti meno salienti dei loro tour e delle registrazioni studio, porta alla conoscenza dei fan alcuni capitoli portanti della storia dei Cradle Of Filth era 2003-2005: un tremendo assolo di chitarra di Martin, le registrazioni con la Budapest Film Orchestra per “Damnation And A Day”, i gozzovigli con i Moonspell durante l’ultimo tour, e un delirio onstage con gli inglesi che irrompono armati di sacchi di farina mentre i lusitani tentavano di deliziare il pubblico con quanto rimaneva delle loro radici (“Full Moon Madness”) gothic. Questo ed altro ancora nella fiera dell’inutile e nelle riprese girate da Alex Chandon al Virgin Media Store per la presentazione di “Nymphetamine”.
Nessuna voglia di strafare, nessuna voglia di sbaragliare il precedente DVD, anzi: “Peace Through Superior Firepower” si fa complementare al capitolo precedente, oppure autosufficiente grazie alla sua buona dose di sostanza accompagnata, per fortuna in una sezione separata, dalla classica ed umoristica quantità di documentari, backstage, curiosità ed amenità ‘for fans only’. Il concerto è stato certamente sottoposto ad editing e cura nelle scelte registiche in modo da mantenere vivi l’interesse e l’occhio dello spettatore: se ciò che succede davanti alle telecamere non è quantomeno valido intrattenimento, anche l’orecchio tende spesso ad annoiarsi, e questa è la legge per cui risultano piatte la maggior parte delle release DVD di oggi, quando la regia fa rimpiangere il non aver potuto assistere all’evento live. Era successo col mediocre “Heavy, Left-Handed And Candid”, ma l’emergenza è qui rientrata. Onore va dunque a Steve Graham che garantisce un posto in prima fila e una performance palpabile, ed alla band che con mestiere tiene il palco. Valido acquisto, che mostra la band in salute, ancora capace di mettersi in gioco e con celata modestia lavorare duro per portare in vita la propria musica; speriamo soltanto che ora lo dimostri anche in studio.

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