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Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ?

Esordio senza acuti per i Crash The System, dream team scandinavo che riunisce, per la realizzazione di un progetto prettamente da studio, alcuni dei vichinghi più quotati nel panorama AOR e dintorni.

Le provano tutte per riuscire a scaldare il cuore ma la pelle d’oca, o di qualsiasi altro pennuto che vi possa venire in mente, è ben lontana dal manifestarsi. Il primo capitolo della trilogia per cui la band è stata allestita suscita, in realtà, nulla di più che una reazione interlocutoria. Quindi, si direbbe senza infamia e senza lode ma, considerando la line up galattica e le consequenziali aspettative, è preferibile dire che la loro infamia è di non strappare alcuna lode. Ciò in quanto il songwriting risulta piuttosto incolore, sia nella sezione AOR, che occupa la maggior parte del lavoro, sia nelle gradazioni rock più alcoliche. Il peccato mortale, pagato al prezzo di una piacevolezza intermittente, sta nella presunzione di pensare di poter sostituire le idee col blasone. I 13 brani, infatti, faticano ad arrivare, sono poveri di anima. Al posto dell’anima troverete il blasone, la tecnica indiscutibile che a volte basterà, ma solo a volte.

Per tali motivi, difficilmente questo album vi farà ubriacare, lo assaggerete perché è la miscela di uve di prima scelta e dopo averlo trasbordato da guancia a guancia osserverete il bicchiere con l’aria di chi ha goduto maggiormente del gusto immaginato piuttosto che di quello constatato.

La bravura degli interpreti è un ottimo punto di partenza per accostarsi ad un album. Tuttavia, se al di là della tecnica e del curriculum degli artisti, non si trova nessun altro motivo che spinga a riascoltare i pezzi, forse è meglio passare avanti.

Pro

Contro

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