Home > Recensioni > Crazy Lixx: New Religion
  • Crazy Lixx: New Religion

    Crazy Lixx

    Loudvision:
    Lettori:

Tra gerontocrazia e modernità

Dopo un esordio scoppiettante con “Loud Minority”, i Crazy Lixx provano a tirare un’altra picconata nello scavo del tunnel che porta al successo. Smette di scavare il chitarrista Vic Zino, rapito dagli Hardcore Superstar. Al suo posto Andy Dawson. Cambia anche la label: dirige la Frontiers.

Gli svedesi di Malmö apparecchiano la tavola con 12 tracce imbrattate di Skid Row e Def Leppard. L’hard-rock soppianta lo sleazy, lo spigolo diventa curva. Il nuovo telaio nasce da un compromesso tra l’amore per le sonorità ottantiane e l’esigenza di attualizzare la scrittura. Rispetto all’esordio, quindi, meno polvere e più freschezza.

Senza rinunciare ad un riff volitivo, i Crazy Lixx usano l’ammorbidente, accrescono la tendenza melodica e si affidano ad una produzione più pulita. Energia e potenza non vanno in letargo, tutt’altro: trovano la sublimazione in un abito divenuto flessuoso. Il prodotto primigenio, quindi, viene raffinato ed inzuccherato, assumendo un sapore ancora più buono!

Pro

Contro

Scroll To Top