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Creare un cartoon 3D

Sapete come si costruisce un cartoon 3D? No? Neppure noi. Ciò che possiamo intuire, però, è che tra l’idea iniziale e il prodotto finito c’è un mare e per solcarlo serve un buon nocchiero. Il timone, oggi, è affare di Francesco La Regina, membro della OGM3d, casa di produzione cinematografica indipendente specializzata proprio in animazione 3D.

Ciao Francesco, benvenuto su LoudVision! Qual è stata la genesi della OMG3d?
Nel 2005, in occasione dell’anno mondiale della fisica, Pirelli indisse un premio per produzioni multimediali che avvicinassero i più giovani a questa materia. Il tema era “spiegare la relatività speciale in cinque minuti”. Parlai della cosa ad alcuni amici e, quasi per gioco, nacque un team di sviluppo che, in qualche mese e con l’appoggio del laboratorio di Reverse Engineering e Virtual Reality dell’Università della Calabria, realizzò una breve clip interattiva in animazione 3D dal titolo “Albert, Al & Bart E La Relatività Speciale”. Alcuni componenti di quel team fondarono una società di produzione di videogiochi educativi. Io e gli altri decidemmo di dedicarci ai cartoni animati; quel video interattivo fu rimontato in forma di cortometraggio classico, diventando la nostra prima produzione indipendente. Erano nati gli OGM Animation Studios.

Com’è nata la vostra passione per i cartoon e la 3D graphics?
Difficile a dirsi raccontando una sola storia. Siamo un gruppo di persone eterogeneo, dall’artista puro all’ingegnere, con formazioni e storie diverse. Abbiamo più o meno la stessa età, quindi abbiamo tutti vissuto il rito natalizio di andare con i genitori al cinema per vedere il cartone animato della Disney. Per la maggior parte delle persone la cosa finisce lì. In tutti noi, invece, ci fu una spinta a cercare di capire come si potevano realizzare le scene viste sul grande schermo. La passione per la 3D graphics è dovuta probabilmente solo al periodo di storia dell’animazione che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo; se avessimo fatto questo discorso negli anni 60, parleremmo forse di qualche altra tecnica. Credo che alla base di tutto ci siano la curiosità e la voglia di creare qualcosa di bello da vedere.

Su che tipo di prodotto si è concentrata la vostra azienda?
Sin dall’inizio abbiamo deciso di lavorare su tre filoni principali. Gli effetti speciali visivi, la motion graphics e i cartoons. Abbiamo fatto questa scelta perché hanno un ciclo produttivo simile e perché le tecniche di animazione digitale 3D sono usate per ognuno di questi prodotti. Addirittura, su progetti complessi, le tre cose si mescolano spesso. A volte è difficile persino dire se un prodotto è un cartone animato o un’opera di motion graphics.
Nell’ultimo periodo ci stiamo concentrando particolarmente sulla produzione indipendente di cartoons.

Ci parlate delle varie fasi di realizzazione di un cartoon 3D?
Il lavoro si divide in due grandi fasi: la pre-produzione e la produzione.
La pre-produzione inizia con la scelta di un soggetto, una storia da raccontare. In questo momento gli autori definiscono le linee guida dell’idea, inclusi scenari e personaggi. Quindi si passa alla scrittura della sceneggiatura, che per un cartoon deve essere quanto più definita possibile. Su queste basi si inizia il character design, ossia il disegno dei personaggi e la realizzazione delle scenografie. In parallelo si cercano gli attori che daranno le voci ai personaggi; tutti i provini e i doppiaggi provvisori vengono dati agli artisti che si occupano della modellazione 3D dei personaggi definitivi come ulteriore riferimento. Le scenografie definitive vengono completate con la definizione della fotografia, ossia illuminazione e possibili inquadrature. Infine, si terminano i personaggi con la fase di set-up, l’impostazione dei controlli che serviranno per animarli.
[PAGEBREAK] A questo punto si affronta la produzione vera e propria.
Inizia con il disegno dello storyboard, ossia della sceneggiatura, con incluse le note di regia sotto forma di immagini. Con lo storyboard finito, si può andare a registrare il doppiaggio definitivo, che in animazione si fa prima di “girare” le scene. Le tavole dello storyboard vengono quindi montate nell’animatic, un video sincronizzato con il doppiaggio che serve a verificare tempi e ritmo. Su questa base si realizza l’animazione di ogni scena che verrà infine renderizzata fotogramma per fotogramma per ottenere il design finale. Questi sono i passi più lunghi e costosi, perché tengono impegnati artisti e computer per mesi. Le scene renderizzate vengono infine montate e vengono aggiunti eventuali effetti in post-produzione.

Qual è la parte più complessa del lavoro?
Direi l’intera pre-produzione, ma è importantissima la creazione dei personaggi.
I personaggi di un film nascono dall’interpretazione che l’attore dà a partire dalle indicazioni di autore e regista. In un cartoon, l’attore si trova ad avere una bozza disegnata del personaggio, su cui costruire la caratterizzazione. Considerato che il personaggio spesso non è umano, non è un passaggio facile. Poi i modellatori e gli animatori dovranno dare vita al personaggio definitivo, basandosi sull’interpretazione degli attori. L’impronta data da quest’ultimi è la base su cui si lavora, tanto che, molto spesso, l’artista che dà la voce originale e il personaggio tendono a somigliarsi, soprattutto negli atteggiamenti.
Trovo divertente questa parte del lavoro perché si riesce a vedere i lati comici del personaggio quando ancora non esiste, solo guardando l’attore che lo interpreta.

Mediamente quali sono i tempi di realizzazione, tenuto conto delle varie fasi di progettazione e sviluppo?
I tempi di realizzazione sono molto lunghi. Nel mondo del cinema le fasi di pre-produzione sono quelle che prendono più tempo, per progetti molto travagliati anche diversi anni. Più in generale, un paio di anni. Poi si passa alla produzione e qui il cartoon si differenzia dai film. Un film si può girare anche in poche settimane. Un cartoon, invece, va disegnato fotogramma per fotogramma. La realizzazione può durare anche molti anni. Di solito per un lungometraggio in animazione digitale 3D, la fase di produzione dura un paio di anni. Il discorso vale anche per i cortometraggi: la creazione di un cartoon di una decina di minuti ha bisogno di mesi di lavoro.

Quanto costa produrre un cartoon 3D?
Tanto. Tantissimo. I tempi di realizzazione, come abbiamo visto, sono molto lunghi. Provate solo a considerare che uno qualsiasi dei lungometraggi in animazione 3D che vediamo al cinema occupa circa 200 persone che lavorano a tempo pieno per due o tre anni. Oltre al costo della strumentazione, dei computer, degli archivi, della corrente, ecc… Stiamo parlando di decine di milioni di euro. Mi è capitato di confrontare il costo di realizzazione della stessa storia in live action o in cartoon. Normalmente il film costa molto meno, anche meno di un decimo rispetto al cartoon. Di contro, però, il cartoon dà una libertà di espressione illimitata e permette di mostrare qualsiasi cosa l’immaginazione possa suggerire.
[PAGEBREAK] Al momento, il mercato che possibilità di crescita offre in questo settore?
Il mercato dei cartoni animati è sempre ricco di opportunità. Di sicuro la crisi si fa sentire, le case di produzione e quelle di distribuzione sono estremamente caute e ciò va a scapito di chi non è già affermato nel settore. Questa situazione, insieme alla vasta concorrenza che si incontra in un mercato necessariamente internazionale, fa sì che le molte opportunità possano essere colte solo se si propone un prodotto originale e di alta qualità.

Qual è il cartoon che, ad oggi, può definirsi il portabandiera di questa soluzione grafica?
Se dovessi dare una risposta accademica, non potrei non rispondere che il portabandiera è “Toy Story”, il primo lungometraggio cinematografico interamente realizzato in animazione digitale 3D. Volendo dare una risposta personale, direi che sono molti i film che trovo bellissimi: “Surf’s Up”, “9”, “Rango”, solo per citarne alcuni, ma il mio preferito in assoluto è “WALL•E”, una storia magnifica e una realizzazione magistrale sotto tutti i punti di vista.

Nell’ambito dei film in cui convivono cartoni e personaggi veri, ad esempio “Chi Ha Incastrato Roger Rabbit”, come si effettua l’assemblaggio dell’animazione con il girato degli attori veri?
Generalmente si procede girando prima le scene in live action. Poi ci si aggiunge sopra l’animazione. La difficoltà maggiore è data dal dover fare interagire il reale con il disegnato. Capita che gli attori debbano recitare parlando con un personaggio che non c’è, oppure che personaggi disegnati debbano spostare oggetti reali. Per ovviare a queste difficoltà si usano vari espedienti. In “Chi ha incastrato Roger Rabbit” c’è una scena in cui dei pinguini disegnati sono i camerieri del night club e girano per i tavoli portando vassoi reali. In quel caso si usarono piccoli robot telecomandati su cui appoggiarono i vassoi. In fase di animazione si disegnarono i pinguini in modo da coprire i robot. Ma il cinema è spesso improvvisazione. Anche in produzioni multimilionarie si usano trucchi semplici: in “Avatar” gli attori dovevano lottare contro un inesistente mostro alto cinque metri, ma non riuscivano a guardare nel punto in cui avrebbe dovuto essere la testa dell’animale. Qualcuno attaccò due palline bianche sulla cima di un’asta lunga cinque metri e disse loro “quelli sono gli occhi del mostro!”
[PAGEBREAK] Similitudini e differenze tra la produzione di un film e di un cartoon 3D?
In fondo il processo è lo stesso, lo scopo è riuscire a raccontare una storia per immagini. Quindi è necessario avere una bella storia, dei personaggi ben caratterizzati che la interpretino al meglio in uno scenario che sia plausibile e coerente. Il resto sono dettagli realizzativi. Le differenze più marcate risiedono probabilmente nell’organizzazione delle riprese. In un film si va a girare e si ripete una scena finché non viene bene, oppure si girano scene che non si sa per certo se saranno utili. Alla fine, in media, si va al montaggio di un film di due ore selezionando le scene da circa quaranta ore di girato. Una cosa del genere in animazione è impensabile, i costi sarebbero impossibili da sostenere. Nei cartoon bisogna avere un’idea estremamente chiara di ogni singolo dettaglio che si andrà a realizzare in animazione. In fase di montaggio, in media, si scarterà una singola scena su tutto il film. Ci si può permettere, cioè, di sprecare solo pochi minuti di animazione sui novanta di un normale lungometraggio.

Ci illustri il progetto su cui state lavorando?
Abbiamo pubblicato da poco il sito web ufficiale di “Insert Coin, serie televisiva in animazione 3D, ideata e scritta da Davide Aicardi e Marco Renzi. Si tratta di un filler, ossia di una serie composta da puntate molto brevi, alla stregua del celebre “Camera Café”. Il soggetto della serie si può riassumere in una domanda: cosa fanno i personaggi di un videogioco mentre attendono di essere giocati? La serie ci mostra la convivenza, nella sala d’attesa di un ipotetico arcade da sala giochi, di quattro improbabili personaggi: il supereroe incerto Victor, la teenager terribile Shirley, il prestigiatore Mr. Coniglio e l’insopportabile talpa Marty. In un tripudio di citazioni pop, ogni puntata ci mostrerà il loro vero volto, che il mondo dei giocatori crede di conoscere, ma solo perché non li ha mai visti fuori dal gioco.
Sono interpretati da tre bravissimi attori: Elisa Ianni Palarchio, Dario De Luca e Saverio La Ruina, già noti e pluripremiati per la loro attività in teatro con Scena Verticale.
Il progetto, quando era ancora in fasce, ha fatto parte della selezione ufficiale 2009 del “Cartoons On The Bay”, festival internazionale dedicato ai cartoons, che la RAI organizza ogni anno. Ad oggi, sono pronte due puntate speciali, “Marty Junior” e “I Want To Game Free”, che omaggiano il mitico film di Mel Brooks e il famosissimo videoclip dei Queen, e che saranno per ora visibili solo nei festival. Mentre sono visibili sul sito i trailer e la sigla della serie.

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