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  • Creed II

    Diretto da Steven Caple Jr.

    Data di uscita: 24-01-2019

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A volte, le saghe cinematografiche non sono altro che grandi racconti di formazione, che seguono la crescita fisica e emotiva del protagonista nel corso degli anni, film dopo film. Spesso è necessario che i vecchi protagonisti lascino spazio alle nuove generazioni, perché è così che la funziona la vita.

Quella di Rocky è sicuramente una di queste saghe. E se il “Creed” di Ryan Coogler si innestava in questa storia come film di passaggio, raccontando la  fase finale della vita di un ex pugile vecchio e stanco e l’inizio di quella di un atleta, Adonis Creed (Michael B. Jordan) che vedeva arrivare la grande occasione per emergere, “Creed II”, diretto da Steven Caple Jr. , finisce per essere il primo vero film di una nuova storia di formazione, con un unico protagonista indiscusso.

È interessante notare che questo accada proprio in un film scritto – a quattro mani insieme al giovane Juel Taylor – proprio da Sylvester Stallone, autore della sceneggiatura del film diretto da John G. Avildsen nel 1976, quasi a sottolineare come questo definitivo cambio di prospettiva sia la svolta naturale della vicenda che aveva iniziato a raccontarci 46 anni fa.

E, sebbene l’impianto narrativo di “Creed II” si rifaccia in modo plateale a “Rocky IV”, forse il capitolo più iconico per molti di noi, con un serbatoio di suggestioni potentissime, il film di Caple non è mai compiacente, non cade nella trappola delle strizzate d’occhio fini a se stesse, per guadagnarsi il favore dello spettatore.

“Creed II” è, semplicemente, un film familiare per lo spettatore, nel senso più positivo del termine. Lo è perché costruito su una struttura estremamente classica, quella dell’epica sportiva che abbiamo visto in tantissimi altri film, compresi quella della saga di Rocky Balboa. Cosa più importante, della storia del pugile italoamericano non tradisce mai la natura, quella di racconto sui legami interpersonali, ai quali la boxe fa da sfondo, collante, motore di crescita personale.

Stallone, qui, interpreta il saggio consigliere e figura quasi paterna con cui confrontarsi e scontrarsi, il mentore di cui Adonis ha ancora bisogno, ma capace di farsi da parte per non metterlo in ombra.

In “Creed II” vediamo Adonis, ormai diventato un pugile professionista di successo, passare allo stadio successivo della sua vita adulta insieme alla sua compagna Bianca (Tessa Thompson, che dona al suo personaggio la sua sempre notevole forza espressiva). Ma per andare avanti, è necessario affrontare i demoni del passato. L’occasione si pone quando Viktor Drago (Florian Munteanu), figlio di Ivan Drago (Dolph Lundgren) – pugile russo responsabile della morte del padre Apollo – sfida pubblicamente il campione. “Creed contro Drago”, anche se la Guerra Fredda è finita. Il resto sarà, ancora una volta, storia.

“Creed II” è sicuramente un film meno autoriale di “Creed”. Laddove la mano di Ryan Coogler era ben visibile sia nella scrittura appassionata e autentica, che si concentrava sulla rappresentazione della dimensione quotidiana, sia nella regia estremamente dinamica e inventiva nelle sequenze di combattimento, Steven Caple Jr. è un buon mestierante. Azzecca tutti i tempi, compresa una sequenza di allenamento nel deserto pazzesca, che probabilmente verrà ricordata negli anni, e confeziona un secondo capitolo rigoroso e necessario, ma forse meno coinvolgente a livello emotivo. E a colpire di più, a sorpresa, è il complesso rapporto tra Viktor Drago e suo padre. Anche se appena accennato, è  in grado di sovvertire alcune dinamiche, pur rimanendo coerente con il modello, e stupire.

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