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  • Creed – Nato per combattere

    Diretto da Ryan Coogler

    Data di uscita: 14-01-2016

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Adonis Johnson (Michael B. Jordan) è il figlio illegittimo del famoso campione del mondo dei pesi massimi Apollo Creed, morto prima che lui nascesse. Mary Anne Creed (Phylicia Rashad) decide di accoglierlo e crescerlo come un figlio. Anche se la madre adottiva vorrebbe per lui una carriera diversa, Adonis scopre di avere una grande passione per la boxe. Decide, così, di andare a Philadelphia e chiedere a Rocky Balboa (Sylvester Stallone), leggendario avversario e grande amico di Apollo, di allenarlo.

Creed” di Ryan Coogler racconta una storia di autorealizzazione che, per molti versi, ricorda da vicino quella di “Rocky”, scritto da Stallone e diretto da John G. Avildsen nel 1976. Se la struttura ricalca chiaramente quella tipica dell’epica sportiva, contraddistinta da tappe quasi obbligate (la partenza da una posizione di sfavore, la perdita della fiducia in se stessi, il duro allenamento e, infine, la realizzazione personale), è il tono ad essere particolarmente affine al capolavoro degli anni ’70.

“Rocky”, storia della rivincita sociale di un uomo dalla scarsa educazione e dalle modeste possibilità economiche, ma dal grande cuore e tenacia, è un film che fa della sua semplice autenticità quasi una bandiera. Lo si coglie nei dialoghi, nel tipo di quotidianità che viene mostrata, ma soprattutto nel tenero e impacciato rapporto tra Rocky e Adriana, vero motore nella vita del pugile. Un film incentrato più sugli affetti, che propriamente sulla boxe.

Tutto questo è ripreso e attualizzato da Ryan Coogler e Aaron Covington in “Creed”: non si tratta più di una scalata dai bassifondi, ma della volontà di figlio di uscire dall’ombra del genitore, in un’epoca che offre sempre meno possibilità, dimostrando sul campo – in questo caso sul ring – il proprio valore. I dialoghi sono ancora genuini e le situazioni mostrate sono teneramente quotidiane (in particolare, durante i momenti padre-figlio tra Rocky e Adonis e le scene d’intimità tra il giovane e Bianca, interpretata da Tessa Thompson). Ancora una volta, al centro di tutto ci sono i legami familiari, che non sempre coincidono con quelli biologici.   

Tutto questo è impreziosito da una grande tecnica: la regia rivela tutto il suo potenziale proprio nelle scene di combattimento, con la camera stessa che sembra irrompere nello scontro, dando allo spettatore quasi la sensazione di prenderne parte, mentre l’eccellente lavoro sul suono lo proietta direttamente nell’arena. Ludwig Goransson, inoltre, compone una colonna sonora incisiva e personale, non abusando di “Gonna Fly Now”, tema originale di Rocky di Bill Conti, e preservandone il grande impatto emotivo. 

Michael B. Jordan regala un’interpretazione efficace di Adonis, ma è il Rocky Balboa di Sylvester Stallone ad emergere prepotentemente, con il ritratto di un eroe che non cerca di nascondere l’età avanzata, ma la sottolinea, in un’interpretazione commovente che ne esalta sia i limiti che la forza, in modo misurato e convincente.

In questo senso, non credo che “Creed” sia uno spin-off o un reboot del primo “Rocky”, ma il settimo capitolo di una saga che, tra alti e bassi, ha raccontato tutte le tappe della vita di un uomo. È questo il pregio, ma allo stesso tempo il difetto, di “Creed”: il vecchio “stallone italiano” ruba spesso la scena alla nuova generazione. Non poteva essere altrimenti, in un film probabilmente pensato da Coogler come omaggio al padre scomparso, con il quale condivideva l’amore per la saga del pugile italo-americano («era un momento tutto nostro»).

“Creed” si  costruisce così attraverso un gioco di specchi con il primo capitolo di “Rocky”, entrambi caratterizzati da una forte componente autobiografica ed entrambi capaci di emozionare e commuovere in modo inaspettato ed autentico. 

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