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  • Crescent Shield: The Stars Of Never Seen

    Crescent Shield

    Data di uscita: 08-05-2009

    Loudvision:
    Lettori:

Heavy load

I californiani Crescent Shield sono un quartetto tradizionale di musicisti ben rodato da anni, qualcosa di più di un pugno di onesti mestieranti senza pretese. Ascoltandoli, il loro motto potrebbe essere: orgoglio metal.

Sotto l’ambiguo titolo di “The Stars Of Never Seen” galleggiano nove tracce, nove racconti indipendenti, in genere di tipo fantastico. Note lente introducono “Under Cover Of Shadows”, la classica cavalcata metal: subito balzano in evidenza la voce possente di Michael Grant, i cori solenni e la ricerca di atmosfere epiche ed ariose. Su note identiche, sebbene accelerate, si muove anche “The Grand Horizon” Sono tuttavia i brani successivi a motivare l’acquisto del disco per gran parte degli amanti del metal classico. “Tides Of Fire” è introdotta da un arpeggio dolce ed oscuro, solcato da cori lontani, che irrompe in una struttura potentissima ma piena di melodia, soprattutto in occasione del bridge. Un vago sapore di metal antico è nell’aria. “Temple Of The Empty” punta sui alti cori cadenzati, molto da concerto, ma anche su di un assolo che sembra salire come su di un ascensore. Contiene anche un peculiare ed atmosferico excursus di mandolino. “My Anger” è la hit del disco: potente, stentorea, veloce e anche cattiva, un pezzo che è come un’iniezione di fuoco, da riascoltare più volte di seguito. Verso la chiusura del disco ci si imbatte nella suite di nove minuti “The Endurance”, la cui relativa complessità è la summa della musica dei Crescent Shield.

Se visitate il loro sito ufficiale, troverete un’accurata descrizione di ogni traccia del disco da parte del frontman Grant. Una gran bella cosa questa per aggiungere senso alle canzoni metal, altrimenti troppo spesso testualmente scialbe.

Investiti dalla colata di metallo liquido versataci addosso dai Crescent Shield, ci si rialza accaldati ma non scottati. La loro musica abbaia e qualche volta morde anche. Ogni cosa sembra al suo posto in maniera gradevole e non eclatante. Un disco tra quelli da mettere in macchina in un lungo viaggio in solitaria.

Pro

Contro

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