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L’anima dell’inutile

Se l’originalità soffre, a farne le spese è, in prima battuta, la capacità di discernimento del consumatore, spesso sottoposta ad un cieco piattismo. Così il mercato riesce a trovare spazi per pubblicare album pressocché inutili e, a volte, irragionevoli. Sette tedeschi, per esempio, non sono riusciti a partorire, in dieci tracce, un’idea sensata e ragionevole, nel loro debuttante death gotico.

Il nord dei Crikey sono i Cradle Of Filth, ma il combo resta poi impantanato in ritmi più blandi ed in melodie forzatamente catchy (ottenute attraverso l’alternanza, al growl, di un cantato più pulito).

Come si riempie un hot dog di spezie per deviare il sapore di carne stagionata, i Crikey imbottiscono il loro sound con i violini di Andrea Justen (in pianta stabile nella formazione); tuttavia l’assenza di un pur minimo tecnicismo lascia soffrire la proposta in più di un passaggio. Se non fosse per la title track, unica a pregiarsi di un discreto songwriting, e dell’inaspettata ballad “Shades Of You”, che invece scopre l’anima della band, l’album verrebbe facilmente smaltito secondo gli ecologici sistemi teutonici.

Peccato impegnare peraltro una così invitante coverart ed una voce che, se non fosse stata obbligata ad un tracciato pressocché uniforme, sembrerebbe presentare potenziali di versatilità.

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