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Criminale chi legge!

Se state leggendo questo articolo in orario lavorativo e siete anche dipendenti pubblici, state commettendo un reato: il delitto di peculato!
Il peculato, in buona sostanza, è integrato dalla condotta del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria. Esso è punito con la reclusione da tre a dieci anni.
La finalità di questa norma è la tutela del patrimonio della pubblica amministrazione.

Ancora una volta, però, il diritto si scontra con la prassi.
È infatti consuetudine inviare email ad amici, chattare su facebook oppure (reato nel reato) scaricare film o musica, mentre si è comodamente seduti sulla poltrona del proprio ufficio.
Ebbene, per casi simili la Corte di Cassazione, con la recentissima sentenza n. 20236/08, ha stabilito che il dipendente pubblico che navighi su internet per scopi personali incorre nel reato di peculato, proprio al pari di chi utilizza il telefono d’ufficio per finalità diverse da quelle pubbliche.

La Suprema Corte si è pronunciata a seguito di un caso che ha suscitato notevole scalpore. Infatti, il Pubblico Ministero aveva contestato a Tizio, pubblico dipendente del Comune di Trani, l’utilizzo del computer dell’ufficio per scaricare materiale pornografico.

La difesa aveva sostenuto l’assenza del danno erariale, avendo la Pubblica Amministrazione stipulato un contratto a tariffa fissa con l’operatore telefonico per la navigazione in internet. Pertanto, non comportando la connessione un aggravio di spese per l’ente, non vi sarebbe stata neanche una qualsivoglia diminuzione patrimoniale per lo Stato.
Ma (e qui sta la portata innovativa della sentenza della Suprema Corte) il reato di peculato non consegue soltanto ad un danno al patrimonio della pubblica amministrazione, ma anche ad una lesione del rapporto di fiducia e di lealtà con il personale dipendente. Il dipendente pubblico che naviga su internet per scopi personali arreca comunque un pregiudizio al buon andamento della pubblica amministrazione, ledendo l’imparzialità della stessa.

Le critiche mosse alla pronuncia della Cassazione sono numerose e si sostanziano, in buona parte, nella possibilità di sanzionare la stessa condotta semplicemente con un procedimento disciplinare, senza perciò dover intasare le aule dei tribunali che, da oggi, viceversa, potrebbero vedere, sol per questo, un drastico affollamento!

Si racconta, peraltro, di altri pubblici dipendenti che, interrogati a contare da 1 fino a 10, siano riusciti a farlo sin’anche fino al jack, donna e re!

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