Home > Recensioni > Crimson Glory: Astronomica

Quando badare ai bonus è d’obbligo

Deserto e piramidi, dunque influenze esotiche amplificate rispetto al passato. Cielo stellato, quindi niente più nuvoloni cupi, niente più lacrime di pioggia. “The Other Side Of Midnight” è l’unico caso in cui si ha qualcosa del genere, e come poteva essere altrimenti con quella parola finale che riporta in vita, anche soltanto per un momento, le gesta del mito? Di certo tali mancanze non si possono imputare al sostituto Wade Black, che si prodiga in una prova molto potente, urlando come un pazzo fin dalla traccia di apertura “War Of The Worlds”, uno di quei pezzi che fanno sì che il power metal possa essere chiamato tale.
Fin da questo primo momento fa la sua comparsa anche una produzione molto curata e particolare, che evidenzia un basso martellante sempre in primo piano e porta il sound dei Crimson Glory al livello delle migliori uscite bombastiche di fine millennio. Proprio come queste, “Astronomica” si assesta su di un power compatto e deciso, di grande impatto, pur se privo di spigoli o superfici ruvide; sono le melodie di chitarra infatti a smussare tutti gli angoli, senza comunque portare con sé l’emotività del passato e accontentandosi di dare vita a un buon album, che spesso di confonde con centinaia di altri. Rimangono la potenza delle esplosioni di metallo urlante e le atmosfere che sanno di nascoste civiltà antiche, ma non c’è dubbio sul fatto che il principale motivo di interesse per quanti siano legati in qualche modo alla storica band sia costituito dal bonus disc, scrigno per tre preziosissime tracce dal vivo che vedono Midnight all’opera con alcuni dei pezzi più emotivi della carriera del gruppo americano.
Venti minuti di sofferti ricordi per l’addio a una band indimenticabile, sempre che le lune di Jon Drenning non si trovino di nuovo in congiunzione, in un giorno di pioggia perso nel futuro remoto.

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