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  • Crimson Glory: Crimson Glory

    Crimson Glory

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Un debutto che ha già l’agrodolce sapore di addio

Un paesaggio grigio, nuvoloso. La musica di “Crimson Glory” sono le gocce di pioggia che cadono fuori al freddo. La voce di Midnight è il violino che suona all’interno della stanza in penombra. Tutto è così delicato, immobile, perfetto, anche nei momenti in cui l’aqua si riversa sul terreno con maggiore intensità, come potrebbe essere “Mayday”, un vero e proprio diluvio, tanto forte da abbattere aerei. Signore abbigliate con abiti suontuosi si avventurano sotto la pioggia più fine, aggraziate nelle loro movenze sottili, nascoste da una cappa di vestiti che si fanno sempre più pesanti. Angeli messaggeri di Zeus scagliano saette dal cielo plumbeo, aggraziati persino nei gesti più distruttivi, accarezzati da soffici nuvole che navigano scure per il cielo tormentato. E sotto, una terra che specchia nelle sue pozzaghere tutta la ferale eleganza e la sublime rudezza di un heavy metal come non si era mai sentito prima, i lineamenti nascosti dietro a maschere lucenti e le mani intente a disegnare curvilinee traiettorie nell’aria. Il suo incedere è sicuro e sofferto, guidato dal misterioso violino verso un’accidentata ascesa che conduce alle sconfinate oscurità che ammantano l’orizzonte lontano. Allontanandosi, la sua figura diviene più sfocata in conclusione, per un addio che lascia nuove gocce di pioggia salate sulle nostre guance.

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