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  • Crimson Glory: Transcendence

    Crimson Glory

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Sublime

Esplosione di sentimenti. Quanto accennato sul debutto “Crimson Glory”, ancora parzialmente vestito di pelli e borchie metalliche, diviene ora completo e maturo. I raffinati tocchi della chitarra del lunatico Jon Drenning si fanno sempre più intricati ed intriganti, sono in grado di passare dalle orgasmiche corse di “Red Sharks” alle centellinate note di “Lonely”, sanno regalare melodie di respiro come in “Burning Brides”, per poi gettarsi alla guida dello schiacciasassi “Eternal World”, culminante in una coppia acuto-assolo da knock out. Non mancano comunque ancora una volta le agrodolci gocce di pioggia, dispensate sulla terra arsa dalle acustiche sonorità di “Painted Skies”, uno spezzone commovente quanto solo “Lost Reflection” in passato, ma con un Midnight consapevole di aver già messo un piede sul mito. Non mancano le ritmate pagnotte di metallo cui “Crimson Glory” ci aveva maggiormente abituati, e così si parla ancora di Signore-Dragone, ed abbiamo proprio “Lady Of Winter” e “Where Dragons Rule” a ricostruire quelle sonorità. Non mancano le maschere di metallo sui volti dei cinque sognatori, così come non mancano colte citazioni letterarie di queste nel corso dei testi, proprio nel pezzo che in qualche modo decide di riprendere le sonorità orientaleggianti che non sono mai mancate, né lo faranno in futuro, nel bagaglio compositivo dei Nostri.
Tutti presenti dunque, gli elementi necessari, ma nel contempo tutti enfatizzati e perfezionati, tutti disposti a semicerchio a formare la coda di un meraviglioso pavone mascherato, sulla cui guancia non può fare a meno di comparire, ancora una volta, una salata lacrima di pioggia.

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