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Cristiano De André: Sangue del suo sangue

Non è stata certo la pioggia a scoraggiare Cristiano De Andrè, sottobraccio ad Alba Parietti, dal raggiungere l’area stampa del primo maggio per raccontare in un’intervista collettiva qualcosa di lui e del suo nuovo lavoro, “Come In Cielo Così In Guerra”, pubblicato il 2 aprile scorso.

“Come in cielo così in guerra” arriva dopo una lunga pausa?
“Come In Cielo Così In Guerra” arriva dopo due anni di stop da “De Andrè Canta De Andrè”, e soprattutto dopo 12 anni dall’ultimo disco mio, “Scaramante”. Mi ha dato una grande forza, mi ha tolto la paura che ancora avevo di stare da solo, la paura di non essere all’altezza di scrivere cose che potessero essere apprezzate perché avere un padre genio non ti da la possibilità di superare il complesso di Edipo (ride, ndr). Quindi devi trovare degli appigli molto forti dentro di te. Per fortuna li ho trovati e se faccio un bilancio a 50 anni credo di essere una persona serena finalmente.

Cosa ti ha dato serenità?
Mi ha dato serenità il sapere, il capire e il riconoscere la bellezza, che non è quella che ci stanno insegnando, perché la Barbie a grandezza naturale sarebbe un mostro peggio di Freddy Krueger! La bellezza è quella di anni fa, comprende tante piccole imperfezioni, è quella col naso storto ma con l’occhio di chi ha coltivato la propria anima, mi riferisco a Monica Vitti, Claudia Cardinale, Mariangela Melato … Poi c’è la bellezza che ci circonda nei piccoli momenti e nei piccoli gesti, l’amore che è intelligenza liquida e alimenta il nostro cervello. “Come In Cielo Così In Guerra” è un album che ho scritto pensando a quello che abbiamo dimenticato nella discarica del tempo passato, che era nella rivoluzione culturale degli anni ’60-’70 dove forse l’unica cosa da salvare era proprio l’anima. Dobbiamo correre a riprendercela, se la troviamo ancora perché c’è uno che le colleziona e sappiamo benissimo come si chiama.

La settimana scorsa sei stato all’Auditorium Parco della Musica di Roma per presentare il tuo disco.
Si, è partita la tournee a cavallo dell’uscita del disco. È stato un concerto meraviglioso, la gente ha risposto benissimo ai nuovi pezzi, siamo decimi in classifica nazionale. Non mi aspettavo questa cosa, davvero! Anche quando ripropongo le canzoni di mio padre non è un semplice copia e incolla, per cui non l’ho rifatto uguale ma l’ho portato verso uno stile musicale che ascolto, la world music, di cui Peter Gariel per me è la punta di diamante. In generale poi lavorando con Corrado Rustici in questo disco e sapendo quanto lui sia uno sperimentatore, ho pennellato questo album dandogli una caratteristica di non caratteristica.

Quanto è importante il rapporto col pubblico?
È la cosa fondamentale perché è uno scambio di emozioni. Quello di cui sono sicuro è di avere una “luccicanza” che non è quella di “Shining” ma è la stessa che ha mia figlia e aveva mio padre: è una memoria del sangue che ti da una grande e inspiegabile fortuna, che ti rende capace di emozionarti e di emozionare gli altri. Io credo di averla e credo sia per questo che la gente arrivi copiosa ai miei concerti.

E per tua figlia ti augureresti una carriera musicale?

Io mi augurerei che lei mi dimostrasse di avere un po’ più di coraggio!

Che significa continuare a suonare la musica di suo padre?

Vuol dire continuare a portare avanti una medicina che fa bene a tutti credo.

Il tema di questo primo maggio è musica per il nuovo mondo,cosa ne pensi?
È sempre musica, io non sarei così settoriale! C’è musica brutta e musica fatta veramente col cuore, ci sono un sacco di musicisti, attori, pittori che in questi trenta – quarant’anni di sotto-cultura mediatica non hanno avuto il giusto spazio per riuscire ad esprimersi e venire fuori. È il momento di dire basta, è il momento di fare qualcosa, parlo alla Rai e a tutte le televisioni: date spazio, non solo nei talent-show. C’è gente davvero brava, anni or sono qualcuno ha fatto diventare famoso questo Paese per l’arte, era la culla del mondo, facciamo in modo che torni ad essere tale.

Quest’anno il primo maggio ha accolto sei nuovi talenti, cosa ne pensi di questa iniziativa?
È giustissima, sono qui anche per questo, perché ci sono delle persone valide, ragazzi che non vengono ascoltati dalle case discografiche, le quali ormai non esistono più. Secondo me la soluzione è autoprodursi, trovare delle soluzioni giuste, non mollare, credere in se stessi e avere tanta autocritica, che a volte fa un po’ male però facendoti del male poi ti fai del bene, è un modo per crescere.

Si sono esibite due orchestre una molto classica e una rock, come la vedi?
La musica in generale, la world che a me piace tanto, si deve mischiare, deve trovare una chiave per riuscire a mescolarsi e questa chiave la world music l’ha trovata. Pensiamo ai tempi di Goya o di Garcia Lorka, il quale dipingeva con le parole e ci sono stati dei pittori che hanno fatto effettivamente dei quadri dalle sue poesie. È bellissimo due arti diverse che si mescolano, che prendono spunto una dall’altra. Ci si ruba qualcosa ma è bello farlo tra due arti che non sono uguali ma differenti.

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