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Cristina Comencini presenta Latin Lover e l’ultima Virna

Al Cinema Adriano a Roma si svolge l’anteprima del nuovo film di Cristina Comencini, “Latin Lover” – nelle sale dal 19 marzo – che vede la carismatica presenza della compianta Virna Lisi nel suo ultimo lavoro.

Alla presenza della stampa si offre il corposo cast (quasi) interamente al femminile: Maria Paredes, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi (nella foto con la Comencini), Pihla Viitala, Nadeah Miranda, Francesco Scianna, Neri Marcorè, Claudio Gioè, Lluìs Homar, Toni Bertorelli e Jordi Molla. Il tutto capitanato dalla presenza della regista, che regala le sue prime parole proprio a lei: Virna. Una delle ultime attrici di quel cinema tanto lontano, ma eterno, che il nostro Paese vanta da sempre.

Con “Latin Lover” ci siamo resi conto una volta di più della bravura infinita di Virna Lisi. Tu con lei hai avuto un rapporto speciale. Potresti regalarci un ricordo?

Cristina Comencini Diciamo da subito che manca moltissimo. Adesso, con la sua grande vena, che non era mai sdolcinata, ma brusca e dritta al punto, direbbe quel che pensa del film e di se stessa. Allora provo a dirlo io. Intanto per me Virna è un’amica, ho lavorato con lei in quattro film. Questa volta mi sembra che sia stata ancora più importante, soprattutto per una scena che per me rimane una delle più belle della sua carriera: quella in cui si ubriaca per terra (ridono, ndr). In quel momento è uscito, senza angosce, tutto il suo retaggio: quello di una donna che ha attraversato la storia del nostro cinema, che si è innamorata, ha avuto una figlia. Un quadro profondamente umano, oltre che comico. Durante la lavorazione del film stava benissimo. Non ha mai avuto il sentore, né l’idea di essere malata. Era la prima ad arrivare sul set, da grande professionista qual era. E poi all’improvviso se n’è andata. Così io ci ho pensato sopra, e ho pianto anche. Quello che ho concluso è che volesse raggiungere il marito. Penso che i destini delle vite abbiano un senso che in questo momento mi sfugge. Oggi voglio solo ricordarla con le sue risate.

In “Latin Lover” ci sono donne che inseguono il ricordo di un marito – e padre – che non c’è più. La presenza di quest’uomo è fantasmatica ma allegra e in fondo piacevole. Sembra essere metafora del cinema del passato rispetto a quello di oggi…

C. Comencini Per ogni donna il proprio padre è un po’ un divo, a volte anche sfuggente, di cui si è molto innamorate e di cui bisogna liberarsi ad un certo punto. Di conseguenza la donna stessa, in genere, può tendere a mitizzare l’uomo. Ecco perché, quindi, i due personaggi delle mogli interpretate da Virna e Marisa Paredes: hanno la sensazione di non averlo mai conosciuto davvero il marito, come fosse inafferrabile. Allora l’unico modo per imprimere la figura di quest’uomo nel tempo è inserirlo nel cinema. Ed è così anche per noi che oggi ci troviamo in eredità l’imponente cinema degli anni Cinquanta e Sessanta. Lo ammiriamo, amiamo, ci emoziona tuttora; ma dobbiamo anche scrollarcelo di dosso. Per essere liberi, non si può vivere di ricordi.

Marisa, potendo vantare una lunga carriera con grandi collaborazione artistiche, noti forti differenza tra il cinema dei tuoi esordi e quello di oggi?

Marisa Paredes I veri grandi miti del cinema del passato non ci sono più oggi. Adesso ci sono forme diverse di approcciarsi anche solo nel contatto col pubblico. La verità però è anche che la vita stessa è cambiata radicalmente da allora ad oggi.

Francesco, che effetto ti ha fatto interpretare un mito?

Francesco Scianna Innanzitutto ringrazio Cristina per la possibilità che mi ha dato, permettendomi di immergermi anche nel gioco che è stato interpretare questo personaggio. Io ovviamente non ho vissuto la dimensione del mito. Quello che però ho cercato di fare è tentare di comprendere l’umanità del mio personaggio, Saverio. Sì, è vero: è un latin lover, ma è una maschera, quella. Si è tanto più seduttivi, a volte, quanto più è grande il bisogno di essere amati. Lui ha cercato di dare molto amore, con le sue capacità, senz’altro si è perso tante cose – soprattutto persone – ma mi sembra che abbia cercato di volgere anche le situazioni difficili in positivo. In fondo siamo tutti fragili, fondamentalmente. Certo è però che i grandi veri miti del passato, avevano tutti almeno una rotella fuori posto (ridono, ndr)!

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