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Cristina Donà: I miracoli delle ‘piccole’ cose

Ciao Cristina e ben ritrovata su LoudVision!

Siamo a pochi giorni dall’uscita del tuo settimo album “Torno A Casa A Piedi” di cui hai già svelato copertina e tracklist oltre al singolo già in rotazione “Miracoli”. Ci vuoi anticipare qualcosa? È prevista una versione inglese dell’album?
Purtroppo per ora la versione in inglese dell’album non è in programma – dico ‘purtroppo’ perché comunque è sempre una buona opportunità… Questo tipo di proposte si riescono a realizzare quando si è un po’ più svincolati a livello discografico e si è legati a etichette un po’ più piccole. Però mi piacerebbe comunque che l’album venisse fatto ascoltare all’estero così com’è, in italiano, perché secondo me musicalmente è un album interessante: dovrei fare un test su qualche amico straniero e vedere l’effetto che fa.
Quanto alle anticipazioni posso dire che sicuramente nel disco c’è una parte nuova di me, una parte che possiamo definire ironica – e chi mi ha visto dal vivo forse già aveva intuito questa mia sfumatura. È un’ironia non certo da cabarettista (anche se mi piacerebbe magari fare anche quello in un’altra vita), è più che altro un modo leggero, scanzonato, ma non superficiale, di trattare anche situazioni complesse e far passare messaggi importanti in modo non drammatico.
Un’altra caratteristica di questo lavoro è che c’è molta musica, non che non ci fosse nei precedenti, ma in “Torno A Casa A Piedi” questa dimensione è enfatizzata e resa più ‘ricca’ per mio desiderio e grazie alla preziosa collaborazione con Saverio Lanza.

Proprio relativamente a questa collaborazione con Saverio Lanza, la cui formazione musicale è principalmente classica: ciò ha significato il mettere da parte la tua vena più rock e ruvida?
Sicuramente “Torno A Casa A Piedi” non è un disco ruvido nei suoni, però è sicuramente molto eclettico. Il rock è un mood che io metto più in pratica dal vivo, che su disco, a parte “Tregua” che è un lavoro sicuramente rock, grazie anche alla collaborazione con Manuel Agnelli e a quello che era il mio sentire in quel momento.

Il tuo primo singolo, “Miracoli”, è il manifesto di intenzioni dell’album, nonché un brano ispirato al film “Una storia vera”. Quali sono queste intenzioni? E in che modo ti senti vicina alla visione di Lynch?
Le intenzioni sono quelle di riuscire a parlare anche delle cose positive che succedono tutti i giorni, che spesso passano inosservate perché non fanno notizia, ma che sono frutto di grandi sforzi e magari anche sacrifici. Un po’ quello che accade per l’appunto ne “Una Storia Vera”. Io amo molto Lynch e le sue opere più visionarie – “Twin Peaks”, “Mulholland Drive” ecc – però l’ispirazione in questo caso mi è venuta dal suo film più ‘terreno’, e anche il mio album può definirsi molto ‘terreno’, perché racconta la quotidianità e i miracoli pagani che accadono tutti i giorni. In questo periodo storico si ha costantemente la sensazione che sia tutto terribilmente marcio; non si può negare che sia un momento difficile però non mi andava di mettere il dito nella piaga, di evidenziare una situazione che è sotto gli occhi di tutti. Il mio mestiere consiste anche nel far sognare le persone, perché la musica con me ha fatto questo, quindi io ho deciso di guardare il bicchiere mezzo pieno e di cercare anche piccoli, ma reali, segnali positivi.

Dagli inizi degli anni 90 ti sei allontanata dalla vita caotica della metropoli e ti sei rifugiata in un tranquillo paese di montagna. Come è cambiata la tua vita? E come questo cambiamento ha influito sul tuo modo di fare musica?
Questo cambiamento radicale ha determinato il mio modo di fare musica, ha dato inizio al mio percorso musicale vero e proprio. Quando mi sono trasferita avevo infatti da poco cominciato ad esibirmi live in qualche locale, ma questa non era ancora la mia attività principale, il mio lavoro. Solo quando sono entrata in contatto con una dimensione più umana, più a contatto con la natura, mi sono sentita davvero ispirata e ho cominciato a scrivere cose mie. Il paesaggio ha influenzato moltissimo il mio modo di scrivere e probabilmente anche il mio modo di pensare. Quello che ti circonda, a livello umano ma anche ambientale, indubbiamente ti forgia. [PAGEBREAK]

Sei indubbiamente una delle cantautrici italiane di maggior successo e spessore, qual è la tua opinione su tutti questi talent show che sfornano interpreti a palate? Come è cambiato il panorama musicale italiano con l’arrivo di queste realtà?
Penso che sicuramente ci possa essere il rischio di spostare l’attenzione dalla qualità e dalla preparazione musicale. Detto questo devo anche sottolineare che trovo molto diversi i due principali talent show (X Factor e Amici). Guardo volentieri X Factor, anche perché prima c’era Morgan che conosco e stimo molto in quanto grande artista e conoscitore della musica, e quest’anno c’è stato Elio, un’altra brillante e interessante personalità. Mi piace molto anche Nathalie, la vincitrice dell’ultima edizione, che, forse non a caso, è anche un’autrice oltre che una bravissima interprete.
Più in generale il fatto che i ragazzi facciano un’esperienza legata alla televisione non lo trovo negativo, perché comunque è un passaggio importante. Io per esempio non sono mai stata capace di apparire in TV senza sentirmi un po’ in imbarazzo e fuori luogo!
Il vero problema è che ci sono solo quegli spazi per i ragazzi che vogliono intraprendere questa carriera, non c’è scelta per entrare nel mercato. Un po’ com’è stato Sanremo per diversi anni, mentre ora la kermesse in confronto sembra quasi un programma alternativo!

Come hai vissuto il passaggio da un’etichetta indipendente come la Mesacal a una major come la Emi? È cambiato qualcosa nel tuo approccio alla musica e alla composizione?
Devo dire che mi ritengo fortunata, il passaggio a una major non ha comportato grandi ingerenze o elementi disturbanti, ho continuato a comporre in maniera assolutamente libera, potendo usufruire delle “chiavi” che una major indiscutibilmente ha. La Emi ha saputo valorizzare quello che già sono, senza cercare di cambiarmi o impormi nuove direzioni. Sicuramente ci sono logiche più stringenti, però ho trovato persone con cui lavorare molto bene e in armonia.
Certo la Mescal per me rimane sempre un po’ “la mamma”, sono nata lì e sicuramente mi è spiaciuto molto, anche perché il distacco non è stato dei più pacifici. Continuo invece ad avere ottimi rapporti con Manuela Longhi, che si occupa dell’ufficio stampa e che reputo una grande professionista.

A seguito del rilascio del tuo nuovo album, immagino seguirà un tour nelle principali città italiane e magari anche europee. Hai già pensato a che tipo di live show vorrai proporre? Più intimista o ci stupirai con effetti speciali?
No gli effetti speciali non ci saranno perché, anche se li volessi, non potrei permettermeli, ma la band che stiamo creando è sicuramente “speciale”, sono tutti musicisti molto bravi. Ci sarà sempre Piero Monterisi e cercheremo di riprodurre l’atmosfera del disco. Ci saranno 2 fiati, gli archi e una band classicamente rock, e ci sarà anche Saverio Lanza, che mi aiuterà soprattutto negli arrangiamenti.

Anche se sei un’artista affermata che calca le scene da parecchi anni, immagino che il momento di rilascio di un nuovo album, porti sempre con se una serie di ansie, paure e dubbi, oltre che una naturale soddisfazione per il completamento di un progetto. Come vivi questi giorni e cosa ti aspetti da questo nuovo album?
Mi sento serena, forse anche perché la maternità e la gestione della famiglia, mi hanno resa più concreta e meno paranoica. La paura che il disco possa non piacere c’è sempre, d’altronde chi fa il mio mestiere ha sempre a che fare con il giudizio altrui. Io mi auguro che possa arrivare lo spirito del lavoro e l’impegno che ci ho messo. Poi, per carità, i gusti sono gusti.
Da un po’ di tempo ho iniziato a seguire Facebook (ormai si deve) e mi fa piacere vedere che ci sia attesa per questo nuovo album tra la gente che mi segue. Sono molto orgogliosa del mio pubblico e di quello che ho costruito in questi anni.

Ultimo disco comprato? Un live degli Echo & The Bunnymen che ha comprato mio marito e di cui mi sono appropriata.

Ultimo concerto a cui sei stata in veste di spettatrice? La maternità mi ha tenuto un po’ lontana dalla dimensione dei live, l’ultimo che ricordo è Caparezza, a Milano nel 2008.

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