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Cronaca e Preghiera: L’intervista alla band milanese

Se siete entrati in questa pagina (non mi importa quale motivo vi abbia spinto a farlo) state facendo bene. I Cronaca e Preghiera possono dir poco e nulla alla maggior parte di voi, ma è proprio per questo motivo che voglio lanciare un appello: leggete attentamente l’intervista. Se è vero che l’appetito vien mangiando, arriverete all’ultima riga affamati di curiosità. Brillanti, originali e un po’ provocatori (in maniera intelligente), i Cronaca e Preghiera si confermano la grande scoperta italiana della seconda parte di quest’anno. Forse per alcuni la carne al fuoco sarà troppa.

Di seguito le loro risposte.

Come nasce il progetto Cronaca e Preghiera? Perché avete scelto questo nome?

Nel momento in cui abbiamo cominciato a comporre i primi brani, abbiamo subito individuato una vena d’ispirazione comune. I testi attingevano infatti a episodi di cronaca, ritagli di giornali locali, interviste, fumetti, e da qui siamo sostanzialmente partiti con l’intento di descrivere la nostra vita nelle periferie suburbane e il nostro lato oscuro (elementi che accomunano tutti i componenti del gruppo). Da qui il termine “Cronaca”.

La parte “Preghiera” rappresenta invece la sublimazione della realtà, il nostro lato di spiritualità atea che dalla Cronaca trae spunto per raccontare la nostra visione del mondo.

Musicalmente, la “Cronaca” è rappresentata dal blues e dal post-punk, le musiche povere per eccellenza, mentre la “Preghiera” si ritrova negli organi enei cori da chiesa che spesso colorano le nostre canzoni.

Quali sono le vostre influenze nel sound e nei testi?

Il sound presenta due grosse e influenze: da un lato, il post-punk più oscuro (Grauzone, Wire…) e dall’altro le colonne sonore dei film di David Lynch, quei blues malati, notturni e paurosi. Qua e là affiorano ulteriori spunti, come le quartine di Philip Glass, i techno pump dei Daft Punk e molto altro ancora.

Il cantato e la ritmica dei testi sono debitori dei CCCP e degli Skiantos, due gruppi che per noi rappresentano un esempio imprescindibile per la scrittura di testi in italiano. Freak Antoni era un maestro dell’uso creativo della rima baciata. Ma l’immaginario è tutto “Made in Cronaca e Preghiera”!

Perché la scelta di adottare testi espliciti?

È una scelta dettata da un senso di onestà e immediatezza. Francamente siamo un po’ stanchi, tanto dell’attitudine anni Novanta al testo ermetico e poetico,quanto dell’approccio rassicurante e in fondo innocuo di certo “cantautorato indie” attuale. La nostra urgenza, viceversa, è di esprimerci con impatto e chiarezza. Il linguaggio si deve adeguare alle situazioni che racconta, perciòpuò anche rivelarsi crudo e violento per restituire un’immagine vivida della situazione raccontata dal testo. A ben vedere, il nome Cronaca e Preghiera ci impone di parlare e comportarci di conseguenza!

Qual è il vostro rapporto con i fan e i social network? Che ne pensate dei canali streaming tipo Spotify?

Stiamo costruendo una rete di fan anche grazie ai social network, pur se ovviamente si tratta di un ambiente inflazionato. Il social network resta comunque una vetrina facile da gestire e che ti permette ed al contempo ti obbliga a essere comunicativo.

Spotify è un grandissimo mezzo di diffusione della musica: permette l’ascolto gratis o a poco prezzo di quasi tutto quello che c’è in commercio, è accessibile alle autoproduzioni come la nostra e garantisce un minimo di ritorno economico. Speriamo che questo tipo di diffusione della musica prenda sempre più piede perché risponde alle esigenze degli ascoltatori (fruizione gratuita o a prezzi modici) e dei produttori (accessibilità e minimo ritorno economico per finanziamento). In generale, la distribuzione digitale ha dato linfa vitale alle autoproduzioni, dato che il suo costo si aggira intorno ai 35 euro contro le migliaia necessarie per una distribuzione fisica.

Una band a cui vi piacerebbe aprire i concerti?

Ci troveremmo molto bene ad aprire per i Luminal. Faremmo un bel concerto assieme! Condividiamo un certo immaginario sporco e perverso!

Qual è la vostra opinione sulla musica italiana in generale?

La musica italiana secondo noi soffre di mancanza di novità. La maggior parte della musica nuova che ascoltiamo sembra un esercizio di stile e ci pare di non riscontrare coraggio e personalità, quando anni fa c’era un continuo fiorire direaltà interessanti, basti pensare a CSI, Marlene Kuntz, Scisma, Afterhours. Se la vecchia guardia continua a produrre buona musica, le nuove propostelasciano un po’ a desiderare. Questo con le dovute eccezioni, vedi ad esempio i suddetti Luminal, i Management del Dolore Post Operatorio, e altri.Auspicabilmente, lo stabilizzarsi del mercato musicale a cui stiamo assistendo permetterà il cessare di questa impasse.

Parlate dell’ambiente, a livello di band, di Milano.

A Milano (e dintorni) ci sono tantissime band underground che suonano e fanno cose interessanti anche se non ci pare esista una vera e propria scena. Ci permettiamo di citare gli Inner Scent, nostri compagni nella ricerca quotidiana di date live.

Progetti per il futuro (eventuale nuovo disco)?

Per il 2015 il nostro obiettivo è suonare in giro quanto più possibile per far conoscere il progetto e quindi ampliare il nostro pubblico. Al nuovo disco penseremo probabilmente a fine anno, anche se molti brani stanno già iniziando a prender forma.

Qual è la reazione del pubblico nei vari posti in cui avete suonato? Avvertite un principio di notorietà? Un momento particolare che ricordate della vostra esperienza live?

In realtà, essendo un gruppo nato praticamente in studio sull’asse Milano – Firenze, inizieremo a suonare dal vivo solo da metà dicembre. L’esordio, al quale ci permettiamo di invitarvi tutti quanti, è fissato per il 19 dicembre al Rock’n’Roll di Milano. Sarà dunque l’occasione per iniziare a sperimentare sul campo la nostra musica e l’accompagnamento scenico che abbiamo allestito e che riveste un ruolo non secondario nella nostra concezione di spettacolo live.Abbiamo in serbo un sacco di sorprese e sicuramente non lasceremo indifferente chi verrà a vederci!

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