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  • Cronian: Enterprise

    Cronian

    Data di uscita: 27-10-2008

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Agonia avantgarde

Si parla molto spesso di originalità, particolarmente in musica, come di un valore imprescindibile, ma in effetti non è strettamente necessario suonare originali per registrare un buon disco.
Su “Enterprise” l’unica idea originale è la batteria a scomparsa, tutto il resto l’avevamo già sentito fare dagli stessi Andreas Hedlund, aka Vintersorg, e Øystein Garnes Brun, oltre che da molti, molti altri, almeno un centinaio di volte.

Pur non essendo originale, “Enterprise” è un buon disco? Purtroppo no.
Vintersorg ha rappresentato in passato la linea di unione tra li folk più delicato e introspettivo e certe grossolane pacchianate metalliche, il tutto fatto passare sotto l’ampio tetto di quella corrente avantgarde che in tempi neanche tanto remoti ebbe caldissima accoglienza tra pubblico e critica.

Quanto è invecchiato Vintersorg?
Troppo, sotto certi punti di vista, troppo poco sotto altri. Per certi versi è ancora incatenato a quella generazione di cantanti virtuosi che al tempo stemperò il black metal portandolo a palati meno intransigenti e a volte più cervellotici, mantenendo una cifra stilistica marcata. Chi non poteva permettersi gli Ulver ripiegava su soluzioni più semplici e Andreas era un buon compromesso tra qualità e accessibilità.
[PAGEBREAK] “Enterprise” per stare al passo con i tempi vuole complicarsi, perde l’ingenua passionalità di Vintersorg e le epiche ispirazioni di G. Brun per collocarsi in qualche luogo indefinito tra il gozzo e la mente, indigeribile polpettone che il cervello riesce a malapena a codificare, figuriamoci ad apprezzare. Nel calderone c’è un po’ di tutto, comprese le pacchianate (epico-)metalliche di cui sopra, mischiate alla rinfusa con l’intenzione di suonare poco accessibili e quindi (a chi piace) molto appetibili.

Ma l’ispirazione è scemata, i tempi dell’avantgarde sono passati, forse con i Solefald, forse con le ultime apparizioni degli Arcturus, sembra che il genere sia ancora fermo ai tempi dell’acclamatissimo “The Sham Mirrors” e da lì non si sia più mosso, da allora tutti a turno hanno abbandonato la stessa corazzata Arcturus come fosse una nave in fiamme.

I Cronian non hanno una direzione definita, non hanno pezzi ispirati né idee accattivanti. Troppo melodici per apprezzarne qualità dissonanti, troppo confusi per canticchiarne le melodie. Volendo si potrebbe giustificare quest’attitudine come progressive, ma sarebbe un modo stupido di aggirare il problema.
Forse siamo cresciuti noi e il loro target è rimasto lo stesso. In realtà ci auguriamo che siano cresciuti anche loro e che non abbiano nessun target.
Semplicemente, oggi questo è il supergruppo di un movimento sfibrato che con gli stessi interpreti di dieci anni fa sta vivendo gli ultimi malinconici momenti di agonia.

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