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Crosby, Stills and Nash all’Arena Civica

Sono poche le persone che possono vantarsi di aver visto gruppi storici del calibro di Led Zeppelin, Deep Purple (anche se stanno ancora girando alla grande) ed altri di quel fantastico periodo. Quindi, è più che naturale, istintivo, il fatto di sentirsi calamitati da un evento straordinario quale un live in Italia di Crosby, Stills e Nash.

Il concerto, il quale era inserito all’interno della kermesse “Milano Jazz Festival 2010″ (MJF), è iniziato molto presto, prendendo alla sprovvista soprattutto gli spettatori veterani della musica dal vivo, i quali, alle prime note di “Woodstock”, hanno accelerato il passo dirigendosi affannosamente verso l’entrata, non prima però di essersi cosparsi totalmente di Autan.

C’era chimica nell’aria, molta chimica… Colpiti da milioni di esserini succhiasangue il pubblico era un po’ come un esercito in missione nel vietnam e le uniche armi contro il salasso erano spray, stick, unture provenienti da luoghi remoti imprecisati, scafandri, armature…

Non si può usare lo stesso aggettivo per descrivere il clima di inizio concerto: i nostri ragazzi hanno atteso fino alla seconda parte per graziarci dell’effettiva maestria di cui sono intrisi. La location, nonostante il nome altisonante, non si può dire fosse delle migliori.

Chi aveva pagato il biglietto per la tribuna, si trovava sì a sedere sui gradoni dell’arena, ma nel posto più lontano dal palco e delimitati fuori da un’imponente cancellata, un po’ ghettizzati. Mentre il biglietto per il parterre includeva il posto a sedere su una sedia, ma su un terreno piano: cosa poco piacevole per quelli seduti dalla seconda fila in poi.

Stills, partito con qualche indecisione vocale poi risolta nel secondo tempo, non ha invece mai deluso musicalmente, suonando la chitarra col suo inconfondibile tocco jazzato. Per quanto riguarda Crosby e Nash, in coppia da una vita, non s’è avvertito alcun sintomo di stanchezza, anzi. Durante “Guinnevere” il duo ha riconfermato l’affiatamento di sempre, rievocato in un gesto da parte di Crosby in omaggio a Nash verso il pubblico (reso ormai famoso dal live “The Acoustic Concert” del 1991) per comunicare l’intesa perfetta nelle armonie di voce come nell’amicizia che li lega da tanti anni.

A tutti i musicisti presenti sul palco è stato dato spazio per qualche piccola variazione, durante le improvvisazioni che rappresentano ormai momenti preziosi e attesissimi dai fan.

Lo show, partito un po’ in sordina, ha raggiunto il picco massimo durante “Almost Cut My Hair” quando il pubblico, ormai stanco di non potersi muovere seduto sulle sedie, trascinato ed estasiato da quello a cui stava assistendo, si è alzato in piedi liberandosi in una clamorosa standing ovation.

Nonostante l’ambientazione avversa, i tre songwriters hanno saputo farci sognare, cantare, ricordare tempi andati e, immersi nella musica, si è sentito aleggiare il fantasma del mitico festival del ’69, ormai parte di ognuno di loro.

1. Woodstock
2. Military Madness (Graham Nash cover)
3. Long Time Gone
4. Bluebird (Buffalo Springfield cover)
5. Marrakesh Express
6. Southern Cross
7. In your name (New Song)
8. Long May You Run
9. Deja Vu
10. Wooden Ships
11. Helplessly Hoping
12. Norwegian Wood (The Beatles cover)
13. Midnight Rider (Gregg Allman cover)
14. Girl From The North Country (Bob Dylan cover)
15. Ruby Tuesday (The Rolling Stones cover)
16. Guinnevere
17. Delta
18. Cathedral
19. Our House
20. Behind Blue Eyes (The Who cover)
21. Rock & Roll Woman (Buffalo Springfield cover)
22. Almost Cut My Hair

23. Love the One You’re With
24. Teach Your Children

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