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Crown City Rockers: My Two Crown

Dopo essersi fatti conoscere con “The Day After Forever”, i Crown City Rockers si raccontano: in barba agli atteggiamenti di tanti loro “compagni di genere”, lasciano a casa presunzioni ed eccessi. Solo onesta tranquillità, qualche battuta e una stretta di mano, quello che insomma caratterizza tanto il loro lavoro quanto loro stessi.

Ciao ragazzi! Prima di tutto, è un piacere conoscervi.
Grazie!

Oggi siete probabilmente fra i gruppi di maggior successo, in riferimento al genere del “rap alternativo”; gruppi come A Tribe Called Quest e The Roots sono spesso citati come vostre principali fonti di ispirazione. È così? Riconoscete il vostro lavoro, le vostre passioni, in questi gruppi?
Senza dubbio, amiamo quei gruppi. È il genere di musica che ci ha sempre ispirati, sia come musicisti che come appassionati della cultura hip hop.

Andiamo ad un punto dolente: cosa ne pensate degli stereotipi della cultura hip hop? Catene d’oro, violenza, amenità del genere continuamente spacciate come l’elemento più tipico di questa musica.
Una vera disgrazia. La gente dovrebbe capire che esiste un equilibrio. La musica rap riflette la cultura urbana in tutti i suoi aspetti, tanto i negativi quanto i positivi.

La vostra musica, il vostro modo di porvi, può essere di aiuto per scacciare certe false idee?
È quello che speriamo.

“The Day After Forever” sembra essere molto meno carico di quella sonorità jazz che aveva contraddistinto “Earthtones”. Dobbiamo interpretarlo come il segno di un futuro cambiamento radicale?
No, non abbiamo nessun piano del genere… Semplicemente, continueremo a fare la musica che ci ispira, e che ci auguriamo possa essere senza tempo, valida tanto oggi quanto domani.

Gran parte delle vostre performance live sono caratterizzate dall’uso degli strumenti, spesso sostituendoli ai semplici samples (il chè è inusuale, nel vostro genere). Avete mai pensato di coltivare questa passione ed esplorare generi diversi dal rap?
Come Crown City Rockers faremo sempre rap. Senza le liriche di Raashan Ahmad, semplicemente non saremmo i Crown City Rockers. D’altro canto, individualmente nulla ci vieta di lanciarci in progetti diversi: per esempio, l’album solista di Kat O1O, “Natural Phenomena” è un album strumentale che uscirà (è uscito, n.d.r.) in formato digitale il 3 Novembre per la Quannum Records.

“The Day After Forever” (il giorno dopo l’eternità): come mai questo titolo?
Perché per finire l’album ci abbiamo messo un’infinità più un giorno.

Ho trovato fantastica la copertina dell’album, tanto quanto quella dell’EP “Kiss”: chi le ha curate?
Headnod, ha un senso artistico incredibile. Ha collaborato con il nostro grafico e con un bravissimo fotografo, John Coyne, per costruire le due copertine.

Esiste una qualche connessione, dunque, fra l’aspetto musicale e quello grafico, nei vostri lavori?
Si, pensiamo che l’aspetto grafico debba essere curato tanto quanto quello melodico: la copertina non è altro che la presentazione dell’album stesso, e come tale deve esservi fortemente associata.

Vedervi in Italia è una pia illusione?

No, diciamo un’illusione che speriamo si concretizzi presto.

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