Home > Recensioni > Crown City Rockers: The Day After Forever

Quando il classico diventa novità

La parola chiave è rap, sfondo su cui si staglia uno scenario che ha ormai fatto dell’ossessiva ricerca del nuovo la propria raison d’etre (non sempre con ottimi risultati). Protagonisti inaspettati di un simile quadretto, i Crown City Rockers. Collettivo a cinque punte di Oakland, il gruppo ci ricorda origini e dignità di un genere che affonda le proprie radici nei lontani anni ’80. “The Day After Forever” si impone con eleganza nell’ancora sconosciuto firmamento del jazz rap, con tutta l’intenzione di farsi apprezzare anche dalle orecchie meno avvezze a certi suoni.

A produrre l’intero album è Woodstock: sui piatti ruotano sempre gli stessi tre strumenti, intonsi da sbavature elettroniche e quasi perfetti nella loro semplicità mai ripetitiva. Le spiagge olimpiche su cui riposano gli Afrika Bambaata, Timbaland e altri “avanguardisti” sono lontane, l’unica contaminazione ammessa dai Crown City Rockers è l’abbraccio fra un funk che sa di velluto e un jazz che sa divertire, unendo il colto al coinvolgente in un’armonia finale priva di stonature.

Il sigillo di garanzia spetta a Rashaan Ahmad, il cui flow leggero ed agile si incatena alle note quasi ne fosse una diretta emanazione, annullando qualsiasi distanza fra la sua voce e le atmosfere suggerite dalla musica. Coerenti con tutto il resto anche i testi: all’impegno di denuncia sociale, all’autoaffermazione continua, all’energia quasi brutale che è tipica della categoria si sostituisce un disimpegno che – proprio per la sua estrema coerenza con il panorama complessivo – difficilmente può definirsi superficialità. È vero, terminare l’ascolto vuol dire ritrovarsi con le profondità dell’animo ugualmente impigrite: ma vuol dire anche scoprirsi arricchiti da un sorriso che potrebbe non scomparire per tutta la giornata.

Se la sveglia del mattino non è delle più allegre, “The Day After Forever” potrebbe essere il cambio di direzione del vostro umore. Anche se, a distanza di due settimane, difficilmente lo ricorderete.

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Contro

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