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    Crown The Lost

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La lealtà paga

Direttamente dalla Pennsylvania, terra delle mucche e… dei Poison, ecco i Crown The Lost, band dedita ad un power thrash metal molto tecnico.
Il gruppo evade comunque spesso dalla pura aggressività del power thrash per regalarci molti momenti più tipicamente metal e tanta melodia intrinseca all’interno del loro furioso riffing.

Questo secondo album intitolato “Blind Faith Loyalty” è composto da dieci tracce e si apre con la veloce ed articolata “Defame The HYpocrites”. Strumentalmente il richiamo agli Annihilator è subito abbastanza evidente per la prodezza tecnica con cui la band esegue le sue partiture. Il batterista della band Kevin Antonacci è una vera e propria piovra nell’eseguire i suoi complicati tempi, così come molto valido è il lavoro svolto dai due axemen Joe Bonaddio e David Gehlke e dal bassista Shaun Gunter. Proprio le chitarre uniscono ad un suono tipicamente metal un riffing chirurgico ed un solismo funambolico ma sempre molto melodico, al punto di ricordare (almeno a livello intenzionale) alcune parti di “Heartwork” dei Carcass. Ciò che stenta a decollare è la voce di Chris Renaldi (quanto sangue italiano nelle vene di questa giovane band!). Spesso la sua voce risulta dotata ma stantia, un po’ forzata nella sua dickinsoniana forma sui toni medio alti.

Fortunatamente dopo qualche pezzo il buon Chris ci delizia con un’ottima combinazione pulito-growling-falsetto che molto ricorda l’inossidabile King Diamond. Proprio quest’ultimo paragone a conti fatti sembra essere il più azzeccato per la band, che proprio in quei frangenti sembra mostrare una propria personalità più spiccata, nonostante l’evidente tributo al mefistofelico singer danese ed alle sue cerebrali produzioni solistiche.
“Privation”, “Bound To Wrath” e “Blind Faith Loyalty” sono gli episodi più indicativi in tal senso. Sicuramente con una produzione più potente, dei suoni (soprattutto di batteria) migliori ed una maggior esperienza del cantante nello sperimentare varie soluzioni vocali, questa band avrebbe tutti gli strumenti per farsi notare all’interno della scena.

Un cd che fornisce un’ottima prova per la giovane band americana purtroppo talvolta vanificato da una voce che non sempre convince e non sempre ha il coraggio di osare. Band da tenere d’occhio.

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Contro

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