Home > Report Live > Cuba capoccia

Cuba capoccia

Un sigaro. Datemi un sigaro. Ammetto di essere stato uno sprovveduto a non portare con me un sigaro da assaporare questa notte. Perché l’unica cosa che mancava a questo evento era un cubano da fumare. A sopperire alla mia mia mancanza ci hanno pensasto i Buena Vista Social Club stessi, con un’esibizione che più di un concerto è una vera e propria festa sinestetica, un continuo fiorire di colori, sapori e calde visioni caraibiche.
Quando questi pezzi di storia della musica cubana viaggiano per il mondo non si portano dietro solo i loro strumenti ma un intero ecosistema che mettono poi magistralmente in scena quando salgono sul palco. Il solo vederli apparire è uno spettacolo unico, perché si assiste a una mutazione prodigiosa: gambe instabili che hanno richiesto l’aiuto di un accompagnatore per camminare si scatenano a ritmo di salsa e vizze mani tremanti iniziano a volare sugli strumenti. In quel momento i cubani smettono di essere vecchi, persone, esseri umani, per diventare semplicemente musica.
E non perdono tempo per mostrare il loro miracolo, presentandosi singolarmente con assoli, come gli altri numerosi che verranno, incastonati alla perfezione nell’estasiante fluire dei paesaggi dipinti dai 13 membri del Club. I brani comprendono sia quelli già proposti su cd come “El Cuarto De Tula”, sia classici come “Guantanamera”, cantata da tutto il pubblico. Non mancano acclamati ammiccamenti all’Italia, come la citazione di “Torna A Surriento” proveniente dalla tromba di Manuel “Guajiro” Mirabal, o la strepitosa versione pianoforte/contrabbasso di “Volare”, ad opera dello strepitoso Rolando Luna e del mitico Orlando “Cachaito” López, lasciati soli sul palco.
In mezzo, tante perle. A cominciare dall’ospite d’onore don Barbarito Torres, che oltre ai funambolici assoli di laud si produce anche in un divertente siparietto con il cantante. Notevole anche il lungo solo di Amadito Valdés, arzillo vecchietto che mantiene fede al suo soprannome di “bacchetta d’oro”. In generale a stupire è la straripante verve che esala da ognuno dei musicisti, che scherzano tra di loro, ridono e ballano durante tutto il concerto. Il pubblico apprezza e qualcuno si alza anche in piedi per ballare. La pioggia, fortunatamente assente, fa la sua timida apparizione soltanto in chiusura, a benedire la Cavea dell’Auditorium che per una sera è diventata territorio cubano. Un sigaro, por favor.

Scroll To Top