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  • Cubre: Our Tangled Soul

    Cubre

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Assalto frontale

Domandina di geografia: quanto dista Milano da Boston, MA? Poche decine di metri se dovessimo giudicare dall’ascolto dei nostrani Cubre e non sto esagerando affatto! Questo disco è grandioso e ci sbatte in faccia uno puro e semplice dato di fatto: esistono realmente gruppi che non hanno nulla da invidiare ai nomi sacri d’oltreoceano, ma che anzi in alcuni casi, come questo ad esempio, posseggono davvero tantissime frecce a propria disposizione per trafiggere l’ascoltatore con assalti a base di sfuriate noise-metal-hardcore. I Cubre si formano nella periferia milanese nel 98 continuando un progetto nato anni prima con il monicker Scapegoat. Questo “Our Tangled Souls” è il loro primo lavoro su lunga distanza, dopo un minicd co-prodotto sempre dalla Vacation House, e ci offre una band nel pieno dello splendore artistico, ispirata in ogni singola canzone, con una padronanza tecnica davvero riguardevole, fantasiosa ed incazzata come non mai. Descrivere l’assalto sonoro prodotto dai nostri cinque è difficile anche se le coordinate sono quelle di Dillinger Escape Plan, Neurosis, Brutal Truth, Burnt By The Sun e Converge. Una batteria devastante ma sempre precisissima crea un tappeto sonoro che fa da collante a delle chitarre chirurgiche, che come bisturi ti perforano freneticamente mentre la voce di Danilo sputa fuori angoscia e rabbia a seconda delle situazioni, spaziando da uno screaming molto acuto ad un timbro molto più basso e più simile a quello del vocalist dei Burnt By The Sun, appunto. Il pezzo d’apertura, “A Taste Of Our Hate”, ha un titolo più esplicito di qualsiasi altra parola, con la sua voglia di far male dal primo all’ultimo secondo. La sola “Planet Earth Was A Liar” varrebbe l’acquisto dell’album; questa song racchiude tutte le influenze della band, dalle parti più ipnotiche iniziali alle contorsioni musicali della parte centrale, per poi lanciarsi in una corsa finale che lascia annichiliti. Sicuramente da menzionare anche “The Fur And The Furher” e “The Den” in cui i Cubre ci mostrano parecchie sfaccettature diverse del loro sound, facendo capire come non faccia parte del loro dna ripetere le stesse soluzioni musicali sterilmente nell’arco di un intero disco . Aggiungiamo che la produzione, ad opera di Alex Azzali negli Alpha-Omega Studios di Como, è molto buona e che l’artwork del digipack è molto curato e otteniamo un capolavoro del genere. E, per una volta tanto, con una dicitura “Made In Italy”.

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