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  • Culted: Below The Thunders Of The Upper Deep

    Culted

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Profondo nero

Il doom, che sia aromatizzato di black, drone o quel che capita, si ama o si odia. Dopo il successo pressoché unanime persino dell’ultima fatica Sunn O))) si capisce che il genere ha ormai scavato così a fondo la sua nicchia da essere sbucato in un filone più grande. I Culted rispetto alla band di O’Malley sono una piuma meno tediosi, più black-oriented ma peccano in fantasia e creatività: “Below The Thunders Of The Upper Deep” risulta infatti di un monocromatico, asfissiante nero.

Bisogna fare qualcosa di davvero particolare per farsi notare agitandosi in un genere claustrofobicamente chiuso, anche perché basta un buon processore di suoni per saturare una chitarra oltremodo e farla risuonare due minuti a pizzicata. I membri dei Culted addirittura quasi non si conoscono, si spediscono i brani telematicamente così che ciascuno ci metta sopra del suo. Potenza della tecnologia, sì, però alla pochezza dei mezzi produttivi di cui ciascuno dispone a casa propria si aggiunge la pesante mancanaza di un lavoro di gruppo. Forse la cosa ha senso perché è uno struggersi intimo e singolare per ciascuno dei tre, che sfocia in riff solidi, gelidi e drumming soporifero, REM indotto.

Va bene che, per comodità, si fa anche così e che trascendere il genere non è da tutti, ma un po’ più di fantasia avrebbe insaporito qualche buona idea della sei corde.

Ma i Culted sono in grado di rovinarvi la giornata? Sì, se fuori c’è il sole, vi svegliate allegri e volete fare due passi al parco. State certi che mettendo su questo disco vi passerà la voglia. Quando le tenebre giungeranno non sarà però il peso dell’oscurità e il morso gelido della tomba a ghermire il vostro cuore, ma la noia e l’apatia del già visto e già sentito.

Pro

Contro

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