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Cymbeline” non è certo l’opera più famosa di William Shakespeare e anche il cinema non se n’è mai occupato: solo la BBC, nel 1982, ne ha curato una versione televisiva.

Michael Almereyda, già autore di “Hamlet 2000″, decide così di girare l’ennesimo adattamento shakesperiano di ambientazione contemporanea tra skateboard, iPad e pistole — visto qui alla Mostra di Venezia in Orizzonti — dove il re di Britannia Cymbeline (Ed Harris) viene trapiantato negli Stati Uniti e dipinto come il capo di un’organizzazione criminale, i Britons.

L’antefatto vede la figlia Imogen (Dakota Johnson, prossimamente in “50 Sfumature di Grigio”) dissobbedire agli ordini paterni per sposare l’uomo che ama, Posthumus (Penn Badgley): ne nascono scontri, travestimenti, vendette, tradimenti veri o presunti.

Ed Harris nei panni del protagonista è affascinante, certo, e la regina Milla Jovovich ancor di più (la vediamo anche cantare anche una dolce versione di “Dark Eyes” di Bob Dylan), ma l’operazione è vecchia e sostanzialmente inutile: bisognerebbe smettere di pensare che la contemporaneità di un’opera, e della sua messa in scena, sia una pura questione di vestiti, scenografie e accessori.

Anche perché la presunta modernità di Almereyda è effimera e tutta di facciata: l’Ethan Hawke che in “Hamlet 2000” monologava tra gli scaffali di una videoteca Blockbuster non ci appare ormai, dopo poco più di un decennio, come un’immagine terribilmente datata? Ai versi di Shakespeare, per parlare agli spettatori di oggi, non occorrono fronzoli esteriori ma solo buoni attori e una regia viva.

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