Home > Recensioni > Cyril Achard Trio: Trace

Se la chitarra è jazz

Considerato tra le migliori nuove leve della chitarra jazz francese ed internazionale, Cyril Achard, classe 1972, torna sul mercato discografico a cinque anni di distanza dal suo ultimo lavoro ufficiale. Questa volta la veste è completamente acustica con una formazione a tre per cinque brani strumentali dal sapore mediterraneo e vagamente bossanova.

Un nuovo capitolo, morbido e misterioso (“L’Inexistence”, “Un Songe”), che il chitarrista di Aix-en-Provence sviluppa su temi ritmico-armonici di estrazione sudamericana (“Arabesque”) ed europea, cullandosi e cullandoci in divagazioni onirico-riflessive puntate su standard jazz di caratura fina che tuttavia in alcuni frangenti finiscono per rasentare la maniera e il virtuosismo un po’ fine a se stesso (“Aguas Marinhas”, “La Javanaise”). Il beat è sempre dispari, tra spazzole e bacchette, le progressioni sono di alta scuola e Cyril dimostra capacità melodiche e di arpeggio davvero notevoli, ma il concept di “Trace” rimane incastonato in una dicotomia nella quale è difficile districarsi: prodotto d’elite o disco per tutti? La virtù, come sempre, sta nel mezzo.

L’album è un saggio di bravura indubbia, forse pienamente comprensibile solo dagli addetti ai lavori, ma d’altro canto cinque brani strumentali possono divenire il sottofondo ideale anche per chi la musica cerca di non analizzarla esclusivamente per comparti stagni. Chi volesse fugare il dilemma in prima persona potrà comunque assistere ad una performance di monsieur Achard il prossimo 23 maggio a Sarzana (Sp), nel corso dell’ormai classico “Acoustic guitar meeting”, dove si esibirà in coppia con un altro peso massimo, il bassista Michael Manring.

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