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Da Austin a Roma

Sestetto nato dalla felice intesa musicale tra il pianista Rob Lowe ed il chitarrista Michael Muller, i Balmorhea, provenienti dal Texas, si affacciano (e finalmente) per la prima volta a Roma in una delle loro quattro date italiane.

Mentre la musica d’attesa fluisce eccoli, d’improvviso, salire sul palco ed imbracciare fin da subito la propria strumentazione e iniziare senza indugi la propria performance. Si capisce già dalle prime note che questa sera i nostri trasporteranno il pubblico in modo energico, ma non certo aggressivo, verso lande folk e post-rock, grazie soprattutto alla strumentazione classica. Sorprende non poco il fatto che, benché siano in tour europeo per la promozione di “Constellations”, lavoro decisamente minimalista e raccolto, la performance non lascia poi troppo spazio a momenti semi-silenti benché quei pochi che avvengono rischiano di spezzare un po’ l’armonia di suoni creata dopo crescendo estremamente coinvolgenti.

Fila tutto per il meglio salvo un problema alla chitarra di Lowe, ma il pubblico incoraggia con sentito applauso la ripresa dei nostri.
La serata è prettamente strumentale con intermezzi vocali dell’onnipresente Lowe che risaltano i picchi acustici ora malinconi, ora solari dove country, jazz e folk si fondono e la parte da leone la fanno violino e violoncello in vero stato di grazia che s’inseguono ed alternano per tutto il concerto.
La chiusura, dopo un encore di due pezzi, vede applaudire chiunque con trasporto la band di Austin la quale ringrazia con vera sincerità immortalando i ragazzi del pubblico con qualche foto.
Una serata in cui i Balmorhea offrono un’ottima vena del post-rock, una vena distante e di certo più melodica rispetto a quella più dura presentataci due giorni fa dai Red Sparowes.

Settler
Coahuila
Bowsprit
Steerage and the Lamp
Clamor
Harm and Boon
Truth
November 1, 1832
Night in the Draw
-
Baleen morning
Remembrance

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