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Da Django Unchained a Zero Dark Thirty: USA vs. The Rest of the World

«dare colpi di bastone sulle piante dei piedi, inserire oggetti nella vagina, nell’ano, mettere trementina sui testicoli, […] scosse elettriche ai genitali, piantare un chiodo di legno nell’orecchio fino al cervello, […] pestaggi naturalmente, stupro naturalmente, luce accecante, niente sonno, simulare un’esecuzione in modo che pensino fino all’ultimo secondo che stanno per morire, […] appenderlo con le mani legate sulla schiena, spilli negli occhi, un cappuccio pieno di insetticida calato sulla testa»

Sono frammenti della pièce teatrale “Drunk Enough to Say I Love You?” che l’autrice inglese Caryl Churchill mette in bocca a Sam, astratta e ironica incarnazione degli Stati Uniti d’America. Mentre anche in Italia si discute sulla rappresentazione delle torture utilizzate dalla CIA nella caccia a Bin Laden in “Zero Dark Thirty” di Kathryn Bigelow, i nostri teatri – pochi, per la verità – fino a qualche mese fa hanno ascoltato Tommaso Ragno recitare proprio questi versi terribili nella versione italiana del testo della Churchill, adattato da Giorgio Amitrano e messo in scena da Carlo Cecchi col titolo “Abbastanza sbronzo da dire ti amo?“.

Con acume e lungimiranza verso il cinema americano che stava arrivando sui nostri schermi, Cecchi ha abbinato “Abbastanza sbronzo” a “Prodotto” di Mark Ravenhill, un divertente monologo nel quale un regista tenta di convincere una star ad accettare la parte da protagonista in un film dalla sceneggiatura ridicola: Amy, una giovane americana che ha perso l’amato Troy nell’11 settembre, è presa da improvvisa colpevole passione per l’arabo Mohammed che si scoprirà essere un membro di Al Qaeda e, attraverso vicissitudini inverosimili, le porterà in casa nientemeno che Osama Bin Laden.

Osama a parte (che però torna come invisibile e ossessionante motore dell’azione in “Zero Dark Thirty”), il plot non riporta forse alla mente i sensi di colpa di Erica (Kate Hudson) in “The Reluctant Fundamentalist” di Mira Nair che percepisce la relazione con un ragazzo pakistano come un tradimento alla memoria del fidanzato, morto (non nelle Torri, per fortuna) e ovviamente americano come lei?
[PAGEBREAK] Il cinema, dice implicitamente Ravenhill, è ancora il mezzo più potente attraverso il quale gli Stati Uniti tengono in piedi le proprie mitologie in tutto il mondo e nelle iperboli del suo “Prodotto” c’è in fondo qualcosa di vero. Dal cinema è partito del resto il lavoro di Tommaso Ragno per dar vita al suo Sam in “Abbastanza sbronzo”, un Sam perverso e ironico che apparisse familiare e comprensibile al pubblico italiano cresciuto da sempre con i film americani (nella nostra intervista Ragno spazia da “Full Metal Jacket” alla lingua artificiale del doppiaggio fino agli acceptance speeches degli Oscar).

“Abbastanza sbronzo” è una satira inquietante sui rapporti militari, politici e culturali — volti da Caryl Churchill in chiave erotico-sentimentale — che gli Stati Uniti hanno intessuto nel corso del tempo col resto del globo e soprattutto con l’Europa: nella pièce al paese Sam viene contrapposto l’uomo Guy, l’europeo innamorato e totalmente succube della coolness made in Usa.

Proprio questa coolness viene ribaltata da Quentin Tarantino in “Django Unchianed” perché non viene associata ai personaggi americani — ridicolizzati prima e massacrati poi — ma al cacciatore di taglie tedesco Dr. King Schultz interpretato da Christoph Waltz che all’americano schiavista Candie/DiCaprio ruba non solo la scena sullo schermo ma anche tutti i premi e i consensi nel mondo reale.

La vendetta dello schiavo Django (Jamie Foxx), trasformato in eroe western — e quindi per definizione americano — grazie alla cultura europea rappresentata da Schultz, sta anche in questo, nel ribaltare attraverso l’immaginazione cinematografica una prospettiva che sarà forse fin troppo ovvia e stereotipata ma se sotto sotto quando assistiamo all’incubo spietato e disumano di “Zero Dark Thirty” facciamo il tifo per l’imperscrutabile Maya di Jessica Chastain, è perché siamo tutti abbastanza sbronzi d’amore filmico per i terribili e bellissimi States. Che ci piaccia o no.

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