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Da Pinkerton a… Pinkerton!

Chi sono questi Weezer, che con il 2010 compiono la bellezza di 18 anni di carriera?

Per un ragazzo della web-generation sono «quelli che hanno preso in giro i video di YouTube facendoli propri nel videoclip di “Pork and Beans”».
Per un ragazzo degli anni ’90 che ha vissuto il fiorire del gruppo, invece, sono sicuramente «quelli di Pinkerton che non sono mai più riusciti a fare un album all’altezza del suddetto», quelli che ad ogni nuova uscita riprendono con paragoni e nostalgie.
Infine, per qualche esperto di marketing, sono recentemente diventati «quei folli che hanno fatto uscire quattro album nel giro di dieci mesi, di cui tre in ventisette giorni!».

Cerchiamo di ordinare tutti i tasselli che hanno portato a questo vortice di creatività che ha colpito la band californiana.
Il 3 novembre 2009 usciva “Raditude”, ultimo album con la Geffen Records che, pressante, chiedeva materiale sempre più commerciale. Dieci mesi e tre costole rotte dopo, Cuomo & Co. escono con “Hurley” sotto un nuovo contratto con la Epitaph che – almeno in apparenza – sembra lasciare loro più libertà.
Due quindi gli eventi traumatici nel corso dell’ultimo periodo: il cambio di etichetta ed il brutto incidente che ha coinvolto il tour bus non senza conseguenze per il cantante, che si è incrinato tre costole, e per la band che è stata costretta a sospendere il tour.

Senza dubbio sono questi i fattori che hanno contribuito al proliferare delle pubblicazioni più recenti: un album è il pretesto perfetto per un nuovo tour; la nuova etichetta vuole immediatamente materiale fresco, e l’etichetta mollata vuole capitalizzare quel che riesce con il vecchio materiale già registrato della band.

Tutto questo si è tradotto in tre nuove uscite nell’ultimo mese: l’album di inediti “Hurley” (Epitaph), la raccolta di registrazioni del passato “Death To False Metal” e la ristampa del pluricitato “Pinkerton” in versione Deluxe (entrambi sotto Geffen, entrambi pubblicati il 2 Novembre 2010).

Grazie ai cambiamenti di quest’anno si può dunque ipotizzare la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova fase per la band?
A conti fatti pare che il cambio di etichetta non sia stato una motivazione tanto forte da indurre la band al cambiamento, ed “Hurley” ce lo ha confermato.
Buoni spunti, ma stesso stile che il gruppo porta avanti ormai da anni, sicuro che il sound con marchio =W= possa tirare ancora adagiandosi sul “già provato” senza doversi cimentare in sperimentazioni o rischiosi cambiamenti.

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