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  • Daedalus: The Never Ending Illusion

    Daedalus

    Data di uscita: 27-01-2009

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In equilibrio tra il tanto ed il niente

Dopo la demo “Leading Far From A Mistake”, registrata con un vocalist e un chitarrista diversi, i genovesi Daedalus trovano il coraggio per librare in cielo le ali di cera. È l’emozione che spinge i loro cuori sino al sole, al punto da far sciogliere quanto di buono erano riusciti a costruire. Così, rasenti all’astro dei Dream Theater, diventano inutile e sterotipizzato clone, sebbene di ottima fattura.
La voce di Merletto raggiunge momenti di ragguardevole similitudine a quella di LaBrie, mentre la sezione strumentale piroetta in digressioni estremamente progressive, sino al midollo della moda transoceanica.
Ottimo il bilanciamento tra parti strumentali e cantato, l’album satura tutti gli elementi del prog metal degli ultimi dieci anni.

Poi l’ottima produzione fa il resto: con un missaggio affidato a Roland Grapow e l’artwork al leggendario Mark Wilkinson, l’album vede la presenza di Roberto Tiranti e Alessandro Corvaglia come special guest.

Complesso, questo si! E, peraltro, anche difficile da orecchiare. Ma in questo, forse, sta il suo maggior pregio. Perché, laddove è di immediata assimilazione, l’album rivela subito il suo ossequio verso la band di Portnoy: in modo quasi fastidioso per i fan e noioso per i detrattori.

I due piatti della bilancia mostrano così, da un lato, una gramigna di idee riciclate; dall’altro un innegabile valore esecutivo ed un virtuosismo raro dalle nostre parti. Tant’è che, per il riconoscimento ufficiale, la band si è rivolta all’americana ProgRock Records.
Non è, tuttavia, la prima volta che rischiamo la denuncia per plagio!

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