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    Dakota Days

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Schietti e sinceri più di una Moretti

Dakota Days è il nome del nuovo progetto firmato da Ronald Lippok e da Alberto Fabris, incontratisi durante una tournèe con Ludovico Einaudi. I due mescolano i propri gusti e le proprie conoscenze musicali creando un album sui generis, in cui possiamo notare le più svariate influenze (dal post-punk privo di schemi dei PiL al folk, dalla psichedelia fine anni ’80/inizio anni ’90 stile Church al chamber pop) ricamate in un tessuto molto eterogeneo e variegato.

Un prodotto volutamente lo-fi, registrato in presa diretta e successivamente mixato tra Comerio e Berlino, in cui i due artisti mettono la loro faccia e nient’altro, lasciando l’ascoltatore libero di fruire delle composizioni senza metterlo alla ricerca di arcani concetti da svelare.

La release alterna momenti davvero interessanti ad altri privi di mordente, di intensità, episodi piuttosto dimenticabili. La scelta di fare un album senza compromessi è davvero coraggiosa e condivisibile, ma quello che ne scaturisce è un prodotto molto poco coinvolgente, il che è comunque normale visto l’obiettivo del disco (altrimenti la storia della musica sarebbe costellata da centinaia di gruppi del calibro di PiL, Devo e Pere Ubu). Non ci troviamo comunque davanti ad un brutto disco, magari con il prossimo riusciranno a sorprenderci.

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Contro

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