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Dal 17 Ottobre – Wall-E tra Beethoven e Barcelona

Si può dire, questa settimana si può dire: sarà un bel weekend cinematografico.

Dopo mesi di antipatica attesa, le sale italiane aprono finalmente le porte al piccolo robot “Wall•E“, ultima creaturina fatta di pixel partorita dalle menti artistiche di casa Pixar. Sarebbe forse troppo facile lodare a scatola chiusa la tenerezza del piccolo ammasso di ferraglia dagli occhi dolci, tuttavia, anche volendo giocare ad essere cinici e impermeabili al fascino giocoso del cinema d’animazione, il film conserva molteplici motivi di interesse e curiosità: con “Ratatouille” la Pixar ha iniziato a percorrere strade nuove dal punto di vista della messa in scena, sperimentando un ritmo narrativo più rilassato, da commedia di gusto quasi europeo, di impatto meno immediato rispetto ad altri film del passato come “Toy Story” ma capace di far acquistare al film un valore che va oltre il genere di appartenenza e la tecnica attraverso la quale è stato realizzato. Perciò la domanda che ci si pone di fronte al dolce robottino è: in che modo le conquiste di regia e sceneggiatura riportate dal cuoco roditore Remy saranno state ulteriormente sviluppate in “Wall•E”? Ci saranno nuovi passi in avanti, nuove sperimentazioni? E se sì, su quali aspetti della messa in scena?

Coloro che comunque non vogliono avere niente a che fare con buffe creature disegnate che si muovono sullo schermo, siano esse topi, panda, robot, o quant’altro, non hanno di che preoccuparsi: arrivano in soccorso Woody Allen con il suo “Vicky Cristina Barcelona” e Alessandro Baricco con “Lezione 21“.

Non si tratta certo di film nati per mettere tutti d’accordo ma contengono una tale quantità di spunti, temi, attori da giustificare il prezzo del biglietto. Woody ci porta a Barcellona in compagnia di Javier Bardem, Penelope Cruz, Scarlett Johansson e Rebecca Hall, tutti impegnati in una giostra di intrecci sentimentali; Baricco punta in alto, forse troppo in alto, mettendo al centro della sua opera prima come regista la nascita della Nona Sinfonia di Beethoven. Lo scrittore si autocita (Il professor Killroy, protagonista del film, era uno dei personaggi di “City”) e sceglie un cast tutto straniero (John Hurt, Leonor Watling, Noah Taylor) per una storia che sembra evocare lo stesso sapore irreale e al tempo stesso concreto dei suoi romanzi.

E se tutto questo non fosse ancora sufficiente, se oltre a non amare l’animazione, qualcuno fosse anche tra i disprezzatori della scrittura di Baricco e dell’ultimo Allen europeo, dagli Stati Uniti questo weekend non arriva una parodia demenziale o un remake di qualche horror asiatico ma una semplice, onesta commedia: “Quel Che Resta di Mio Marito” (“Boneville”), con un bel trio d’attrici (Jessica Lange, Kathy Bates, Joan Allen) che ultimamente non capita spesso di vedere in ruoli da protagoniste.

L’offerta settimanale si chiude con un’altra commedia, anche questa statunitense, ma con un cast maschile: Will Ferrell e John C. Reilly sono i due “Fratellastri a 40 Anni” (“Step Brothers”) che forse non prometteranno grandi meraviglie ma in un weekend come questo sarebbe davvero da ingordi chiedere di più.

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