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Dal 3 aprile – Marley al Bar Margherita, tra mostri e alieni

Week-end semivuoto e a dirla tutta non particolarmente esaltante. Certo, gli Stati Uniti premurosamente ci inviano il loro “Io & Marley” (“Marley and Me”), che da quelle parti si è rivelato un impressionante successo al botteghino. Tuttavia, per quanto il cagnone protagonista appaia simpatico, resta difficile provare passione e desiderio irrefrenabile per quella che si presenta come una semplice, divertente (ma forse anche un po’ drammatica) commedia canina.
Come si diceva però, l’offerta del fine settimana non si presenta particolarmente abbondante e allora tanto vale prepararsi a passare un paio di piacevoli ore con Jennifer Aniston, Owen Wilson e ovviamente il labrador Marley. In fondo il regista è David Frankel, quello di “Il Diavolo Veste Prada”, non c’è motivo di essere troppo diffidenti.

In alternativa, ma volendo comunque restare su toni leggeri, ci si può rivolgere a “Gli Amici Del Bar Margherita“; si è tanto detto della stupefacente rapidità con cui Clint Eastwwod ha confezionato i propri “Changeling” e “Gran Torino”, ma anche il buon Pupi Avati non scherza: questa sua ultima opera – con Diego Abatantuono, Fabio De Luigi, Neri Marcorè, Luigi Lo Cascio – arriva infatti sugli schermi a pochi mesi di distanza da “Il Papà Di Giovanna”, presentato nel corso dell’ultima Mostra veneziana.

La Dreamworks sforna orgogliosamente il suo nuovo film d’animazione digitale, “Mostri Contro Alieni” (“Monsters Vs. Alien”): al solito, l’ingrediente più rilevante, al di là della perizia tecnica, sembrano essere le voci dei doppiatori (in originale si tratta di Reese Witherspoon, Hugh Laurie, Kiefer Sutherland), ma ci si domanda un po’ dubbiosi quanta genuina originalità creativa ci sia davvero dietro un film che, a pochissimi anni di distanza dal bellissimo “Monsters & Co.” pixeriano, si propone come sfida artistica quella di creare (di nuovo) dei mostri in computer grafica. C’era davvero bisogno di un altro mostro con un occhio solo dopo Mike Wazowski?

Di sicuro in pochissimi sentivano il bisogno di “Ballare Per Un Sogno” (“Make It Happen”), film sui sogni di gloria e successo di un’aspirante ballerina che va a buttarsi, senza apparenti picchi distintivi, nel mucchio dei vari “Save The Last Dance” o “Step Up”.

Infine, il francese “Louise & Michel” (“Louise-Michel”), gran successo in patria che il trailer presenta come una commedia un po’ cattiva “da morire dal ridere”. E così subentra l’ansia: e se poi io non rido? Via, non c’è motivo di preoccuparsi. I cugini d’Oltralpe sono solitamente piuttosto bravi a confezionar commedie, e vale la pena approfittarne tutte le volte che tali prodotti sono sufficientemente fortunati da varcare i monti e giungere fino a noi.

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