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Dal viking al folk: Tre declinazioni, poca sostanza

Le contaminazioni folk-viking sono vecchie almeno quanto i Bathory, eppure ancora oggi sopravvivono band ispirate da quei fertili miscugli di storia e leggenda, specie in Germania e nella penisola scandinava, a volte persino in Italia.
Siete dunque invitati a bordo del nostro drakkar vichingo, veleggeremo tra miti celtici e boschi nebbiosi, alla folle ricerca di due chimere chiamate originalità e classe. Vi avvisiamo però che non c’è possibilità di rimborso.

L’aspetto più interessante dei Verjnuarmu è il fatto che cantino in savo, il dialetto finlandese della regione da cui provengono. Escluso questo particolare folkloristico rimane poco da salvare in “Ruatokansan Uamunkoetto”, banalissima miscela di quello che viene chiamato death melodico, viking, heavy metal classico e qualche passaggio vagamente folkeggiante. Una band fuori tempo massimo che non merita più di mezzo ascolto.

Il discorso cambia (poco) per i Dunkelschön, che si definiscono celtic-medieval-folk e registrano “Nemeton”, lavoro originale negli intenti ma ruvido, organizzato alla buona sotto ogni punto di vista. Attingono da leggende e usi celtici arrangiando un disco corale di strumenti medievali, voci recitate e citazioni, per presentarsi ai concerti incappucciati da druidi, pizzicando arpe e battendo tamburi. Ecco, crediamo sia uno spettacolo più interessante proposto dal vivo, in un contesto naturale o feste tematiche, piuttosto che in un cd dove lo scarso spessore dei brani non è coperto da una pennellata larga di paesaneria.

Chiudono il cerchio magico gli Skoll, lavoro nientemeno che di “M”, criptico monicker scelto dal cantante degli Opera IX, e qui viriamo decisamente verso l’ambient/folk. È incredibile quante storie nasconda la cassa di una chitarra, questa e un sottofondo di effettistica d’ambiente (vento, acqua) accompagnano la voce in un malinconico viaggio tra boschi nebbiosi e brevi sortite in qualche borgo d’altri tempi (un paio di ballate paesane). La formula è la stessa del gioiellino degli Ulver “Kveldssanger” ma su “Misty Woods” i pezzi sono meno orchestrati, più intimi ma anche meno ispirati. Stampato in un elegante libricino formato A5 (mezzo A4) per 300 copie limitate, è comunque il migliore del lotto. Pensateci per Natale.

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