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Dall’abisso all’anima

A Vinicio non piacciono le gocce. Il poeta barbuto non ama, adesso, le cose che penetrano l’anima con movimenti impercettibili ma preferisce le imponenti maree di emozioni che saturano i sensi e spalancano la bocca. Per questo l’Auditorium è trasformato nel ventre di un leviatano emerso da “Marinai, Profeti e Balene”, il suo ultimo album che sarà riprodotto quasi per intero in 3 intense ore di concerto.

La ciurma di bizzarri polistrumentisti è racchiusa in uno scrigno d’ossa che si chiudono a gabbia nei momenti più oscuri come “Il Grande Leviatano” e “I Fuochi Fatui”, si aprono come uno scheletrico fiore per dar luce alla poesia di “Le Pleiadi” e si gonfiano e si sgonfiano come il mare e come il nostro cuore, che canta le piratesche “Billy Budd” e “Lord Jim”.

Vinicio è il capitano i cui versi trainano questo essere mitologico metà cetaceo metà galeone tra i flutti travolgenti delle nostre emozioni, che come le onde le vedi arrivare ma non per questo ti colpiscono con minor forza e sorpresa. Sul palco si alternano molti dei musicisti che hanno partecipato all’ultima opera di Capossela: il Coro degli Apocrifi è uno spettro che aleggia sottocoperta, le Sorelle Marinetti sono le spensierate sirene di “Pryntyl”, e il lirista cretese Psarantonis è il profeta che ci indica una rotta non sempre esatta ma sempre degna d’esser seguita.

Cambiano le luci, cambiano i costumi, i musicisti e l’atmosfera che si fa intima e nera come l’abisso di “Polpo D’Amor” o solare ed esotica come “Calipso”. Ogni tanto si aprono spiragli da altre realtà, da cui emerge il rossore di una Troia in fiamme, le coinvolgenti marcette di “Dalla Parte Di Spessotto” e “L’Uomo Vivo” e sapori rassicuranti come “Che Cos’è L’Amor”. Un viaggio che ci porta alla deriva cullandoci nella tempesta, tanto che il naufragar è atroce quando raggiungiamo la riva, trovandovi Vinicio e il suo pianoforte che ci salutano con il canto delle sirene. Ci pare anche di scorgere lacrime sul volto del Capitano. Forse non è del tutto vero che non gli piacciono le gocce.

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