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Dall’Irlanda con dolore

Chi gridava al tutto esaurito per la data meneghina dei tre di Dublino avrà dovuto ricredersi visto che, fuori dalle porte dello stadio Meazza, un biglietto per il concerto era “disponibile” ad ogni angolo del piazzale.
Comunque, i 70.000 che il biglietto lo hanno trovato (e abbondantemente pagato) si sono trovati di fronte uno spettacolo veramente mozzafiato: uno stage impressionante, un impianto luci da far impallidire il Natale a Times Square, decine di migliaia di persone ammassate sugli spalti e il prato dello stadio. Veramente un’esperienza da lasciare di stucco.
Ore 21.15 circa e il brusio di sottofondo inizia a tramutarsi in un grido unanime. Salgono sul palco nell’ordine: the Edge, Adam, Larry e poi lui, Bono. Si parte con “Vertigo” e lo stadio si scatena in balli, cori, ovazioni. Alla sottoscritta, invece, iniziano a sorgere le prime perplessità . A prescindere dall’audio disastroso, colpevole in questo caso più la location che il tecnico, sono ben altri i dubbi che minano il prosieguo della serata. La voce?! E la batteria?!. C’è chi canta e si diverte e chi invece annega nella delusione. Successi presenti e passati animano la ben fornita scaletta del concerto, si passa da “Elevation”, “New Year’s Day”, “Beautiful Day” a “Sometimes You Can’t Make It On Your Own”, dedicata al padre di Bono, Bob, recentemente scomparso.
Con “Love and Peace” si apre la session “politica” della serata. Il grande frontman ricorda agli astanti l’imprescindibile impegno per la lotta contro la povertà e a favore dei diritti dell’uomo, l’importanza delle azioni e convinzioni per cambiare il destino di un mondo che è sull’orlo di un baratro. Sfuma “Love And Peace” e le note di “Sunday Bloody Sunday” saturano l’aria. Un cuore solo, una voce unanime. A questa segue “Bullet The Blue Sky” e poi “Miss Sarajevo”, dedicata ai fratelli morti durante gli attentati di Londra, in cui Bono si cimenta in Pavarottiane emulazioni. Il “political concert” si chiude con “Pride” e con i 70.000 che inneggiano alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, i cui articoli principali scorrono sul maxi schermo.
Ancora “Where The Streets Have No Name” e “One”, e gli U2 iniziano con i primi saluti.
Qualche minuto ed è il momento del primo bis: “Zoo Station”, “The Fly” e “With Or Without You”, cantata, purtroppo, decisamente male.
Voltate le spalle ad uno degli eventi più cult dell’anno, si fanno spazio nella mente riflessioni su quello che domani verrà inneggiato dai più come uno dei migliori live del rock internazionale e che invece ha disilluso ogni barlume di soddisfazione e aspettativa nella sottoscritta. Intanto in lontananza riecheggiano le note di “Vertigo” a chiudere il secondo bis.

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