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Dalla Merini alla suicida Antonia Pozzi: Poesia, principessa sul grande schermo

Poesia, cenerentola dell’editoria per antonomasia ma – paradosso dei paradossi – genere maggiormente praticato dagli scrittori “del cassetto” o “della domenica”. Come a dire: si scrive ma, certo, non si legge. E se, invece, la si potesse solamente “guardare”, senza neanche la fatica di sfogliare le pagine di un libro? È quanto, in parte, rende possibile la Mostra del Cinema di Venezia di quest’anno, dove la poesia – o, meglio, i “poeti” – sono protagonisti di almeno quattro opere. Due le donne ritratte nei documentari, presentati nell’ambito delle Giornate degli Autori, “Alda Merini – Una donna sul palcoscenico” di Cosimo Damiano Damato, con voce narrante di Mariangela Melato, e “Poesia che mi guardi” di Marina Spada, opera che esplora la personalità e i versi di Antonia Pozzi, poetessa, amica di Vittorio Sereni, morta suicida a soli 26 anni nel 1938. La poesia italiana contemporanea sarà poi la protagonista di “Poeti” di Toni D’Angelo (in “Controcampo italiano”), che darà voce a un’altra “grande” come Maria Luisa Spaziani – molto legata alla Merini – e a suoi colleghi al maschile tra cui Dante Maffia, Elio Pecora, Luciano Luisi e Vito Riviello. Da non dimenticare, infine, “Scrittori e poeti anglosassoni a Roma”, film del 1949 di Pietro Germi (sezione “Questi fantasmi”).

Siamo di fronte a una svolta? La poesia principessa del grande schermo? Se andiamo a spulciare la nostra storia del cinema, in parte sì. Certo, Pasolini è stato protagonista di un notissimo film di Marco Tullio Giordana, ma solo marginalmente la sua letteratura. E così Dino Campana, al centro di almeno due pellicole – il pluripremiato “Inganni” di Luigi Faccini del 1985 e il più recente “Un viaggio chiamato amore” di Michele Placido – per la sua esperienza in manicomio e il suo tormentato rapporto con l’ancora più tormentata Sibilla Aleramo. È anche vero però che alcuni casi, abbastanza sporadici e non certo mainstream, ci sono. Si ricordino, per esempio, “Statale 45. Io Giorgio Caproni” di Fabrizio Lo Presti, nato come corto nel 2006 e poi sviluppato in lungometraggio, e il documentario del 2004 di Massimiliano Napoli “Umberto Piersanti. Un poeta e la sua terra”.

I poeti e le loro biografie hanno poi ispirato tutta una seria di film sia a livello internazionale – tra gli ultimi, “Bright Star” di Jane Campion, sugli amori del giovane John Keats – che italiano: dal “Postino” di Troisi, tra i personaggi Pablo Neruda, a “Una stagione all’inferno” di Nelo Risi (1971) che, ben prima di “Poeti dall’inferno” di Agneszka Holland (1995) si occupò di Arthur Rimbaud e della violenta e intensa relazione col maestro Paul Verlaine. E, se vogliamo, perché non ricordare anche l’Attilio (Bertolucci) del poetico – neanche a dirlo – “La tigre e la neve” di Benigni?

Se la poesia non riempie gli scaffali delle librerie, e soprattutto le classiche dei best-seller, una parta la avrà sicuramente in questa 66esima Mostra del Cinema. Se si tratta di un (sempre benvenuto) caso, soltanto le prossime edizioni potranno stabilirlo.

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