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Dalla Svizzera con furore

Se c’è qualcuno che sembra aver trovato l’elisir dell’eterna giovinezza, questi sono indubbiamente i Gotthard. Nonostante i 17 anni dal primo disco sono una delle poche band che con il passare degli album riscuote sempre maggiore successo di critica e – soprattutto – di pubblico.

Al Live di Trezzo sull’Adda la band elvetica ha avuto modo di dimostrare tutte le sue capacità non risparmiando acuti da rompere i vetri, chitarre suonate dietro la schiena e divertenti scambi di battute con il pubblico.

In un Live Club quasi esaurito aprono la serata i Clairvoyants, già cover band degli Iron Maiden, che in questa serata hanno presentato unicamente pezzi propri. Il frontman chiede insistentemente applausi, che faticano ad arrivare. I presenti sono tutti per gli headliner ed i Clairvoyants, chiamati a riscaldare l’atmosfera, riscuotono solo una tiepida reazione.

Ore dieci e dieci. Strumentazione: ok. Schermi: accesi. Muro di casse: presente! La scena è pronta per loro: i Gotthard, che da tanto mancavano in quel di Milano. I cinque sono on stage e senza neanche avere il tempo di accennare le prime note di “Unspoken Words”, si intuisce che le premesse per un grande show ci sono tutte.

In coda al singolo “Need To Believe” (quarto in scaletta), parte un assolo di chitarra e il commento spontaneo è “Di già?”. Neanche il tempo di articolare un pensiero e Steve Lee parte a imitare a voce le note appena suonate da Leo Leoni alla chitarra. Alte, altissime. È ovazione.

Via ancora con i grandi successi e le ultimissime canzoni. C’è anche tempo per una parentesi acustica, udite udite: su richiesta del pubblico! Un po’ci sono, un po’ci fanno, sta di fatto che al grido di “Chiedeteci la canzone che volete fra le 140 che abbiamo scritto” esaudiscono ben quattro delle richieste gridate dalle prime file.

Il riscontro del pubblico è da concerto di prima categoria, a dimostrare che in Italia si aspettava da tempo uno show degli svizzeri e a confermare che le qualità dimostrate sul palco vengono immediatamente apprezzate, anche dagli scettici che avevano solo accompagnato la propria ragazza.

Steve gioca e si diverte parlando in italiano ai fan e prima dei bis saluta con un casereccio “Ciao a tutti, statemi bene”. Infine il rientro con “I Know, You Know” e “Anytime, Anywhere” per mettere il sigillo su uno spettacolo degno di tale nome.

Quale band dopo anni di uscite riesce a far impennare il proprio seguito con tre album partoriti dal 2005 in poi? E chi può permettersi di proporre live sette brani dall’ultimo disco, tutti abbondantemente intonati e applauditi dagli astanti? Infine, chi dimostra oggigiorno di avere una voce che dal vivo è addirittura più alta che in studio?

Dopo questa sera la risposta è una sola: i Gotthard!

Unspoken Words
Gone Too Far
Top Of The World
Need To Believe
Guitar & Voice solo
Sister Moon
Hush (Joe South cover)
Right From Wrong
Unconditional Faith
Set acustico di 4 canzoni suonate parzialmente, su richiesta (fra cui: Angel, Heaven e Father Is That Enough).
Shangri La
The Oscar Goes To You
I Don’t Mind
Now
Lift U Up

Encore:
I Know, You Know
Anytime, Anywhere

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