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My Eskimo friend is here, by my side

A lunghissimi anni di distanza dall’ultimo triste respiro di monumenti artistici quali Nick Drake e Jeff Buckley, un nuovo giovane irlandese arriva con la sua chitarra a sconvolgere i nostri cuori.
Copertina e titolo minimali, per un album ridotto all’osso sotto tutti i punti di vista, ridotto ad un midollo caldissimo e vitale, in grado di riscaldare e donare vita a quanti si sono spenti all’ascolto delle supermoderne produzioni. Chitarra acustica, voce, violoncello e poco altro; basta poco, poche note, pochi interpreti per riempire la stanza e penetrare nei suoi abitanti diffondendo il proprio calore. Bastano pochi minuti per poter ascoltare la voce di Damien declamare dolci versi dentro la propria testa, per amare Lisa Hannigan pur conoscendone soltanto la voce, per sentire le basse e tremolanti vibrazioni delle stringhe lungo le proprie fasce muscolari. È impossibile non esplodere al sopraggiungere dell’escursione lirica che caratterizza “Eskimo”, la traccia finale e più significativa, l’unica nella quale Rice cerca in qualche modo una propria strada, senza limitarsi al minimale indie folk che sarà già ben noto a molti. Se di limite si può parlare quando, chiudendo gli occhi, è così facile piangere al pensiero di un amico perduto o un amore fuggito, convinti di avere al proprio fianco il tepore umano di un compagno di emozioni.

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