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Dan Black: Sinfonie soliste

Già voce dei Planet Funk e già mente dei The Servant, Dan Black è tornato con il suo primo lavoro solista “((un))”. Uscito a metà 2009 nel Regno Unito e ad inizio 2010 in America, eccolo finalmente edito anche per il mercato italiano anticipato dal singolo “Symphonies”.

Ciao Dan e benvenuto! La prima cosa che salta all’occhio è che “((un))” esce in Italia dopo parecchi mesi rispetto all’uscita nel Regno Unito. Perché questa scelta?
Non è stata una scelta pianificata, piuttosto una questione di opportunità: in ogni paese abbiamo dovuto trovare un’etichetta diversa con cui lavorare. Con l’industria discografica nello stato attuale per un artista come me il lavoro va fatto modularmente, mettendo insieme tutto con cautela.

Fra le dodici tracce del CD non ce n’è una che si chiama “un”. Perché allora la scelta di questo titolo, con tanto di doppie parentesi?
Vivo a Parigi, quindi in parte è semplicemente per la parola “un” che significa “uno”: è il mio primo album, è realizzato interamente da me e creato per conto mio, è una “one man vision“, e così via.
Poi in inglese mettere “un” prima di una parola vuol dire negarla: quando vedevo che la musica su cui stavo lavorando diventava una cosa troppo definita, ad esempio chiaramente rock o indie, la lasciavo da parte. Nella mia mente quindi è non-rock, non-pop, non-hiphop, non-noiosa, non-schifezza! (“un-shit!” le parole testuali, ndr.)
Inifine mi piace che la “u” e la “n” siano in realtà identiche, solo capovolte, e con le parentesi danno l’effetto di una cassa che rimbomba.

Quali sono state le ispirazioni che ti hanno portato a comporre le tracce di questo tuo primo album solista?
Ho composto i brani appena lasciati i The Servant, non avevo più un contratto discografico né uno staff alle spalle e ho iniziato a vivere in un altro paese dove conoscevo pochissime persone. Questo album è il sound di qualcuno che si sente improvvisamente libero, ma anche improvvisamente solo. Eccitato ma spaventato.

A volte capita di prendere in prestito qualche idea da altri artisti, ma è vero anche il contrario. C’è stato qualche artista che pensi ti abbia copiato le melodie o canzoni di altre band nelle quali ritrovi il tuo stile?
Ci sono stati artisti che mi hanno detto di avermi copiato, specialmente lo stile nella produzione, e trovo che sia un gran complimento. Non farò nomi, ma quando ascolto la loro musica non lo sento più di tanto. La musica migliore arriva da tentativi di copia falliti e che vengono distorti. Come geni mutanti in evoluzione.

Planet Funk, The Servant e ora la tua carriera solista. Ci sono state differenze nel modo in cui approcci la composizione?
Con i Planet Funk si trattava per lo più di scrivere testi e melodie sui loro beat. Con i The Servant ho scritto tutta la musica, ma nell’ultimo album ho lasciato che gli altri membri fossero molto più coinvolti nell’arrangiamento e nella produzione.
Ora da solista devo fare tutto da me, ultimamente è la cosa che mi dà più soddisfazione. Nei The Servant ormai era diventato un negoziare in quattro persone per ogni canzone come fosse un contratto, che è il contrario di avere una visione unica.

Quando hai suonato con le due band o da solista hai avuto di fronte fan diversi, immagino. Come sono cambiate le persone che ti seguono rispetto ai diversi momenti della tua carriera?
Difficile dirlo, tendo a muovermi verso nuovi orizzonti in ogni fase della mia carriera. Ripartendo da zero ogni volta e ogni volta con nuovi fan. Negli ultimi due anni in particolare sono concentrati negli USA, UK e Australia. Però le persone che seguono la mia musica mi sembrano incredibilmente diverse fra loro, il che mi rende difficile generalizzare!

Dagli inizi della tua carriera ad oggi sono cambiate parecchie cose, ma sempre tutte legate al mondo della musica. Come ti vedi fra dieci anni?
Qualsiasi cosa sarà, credo che sarà un qualcosa che a saperlo oggi rimarrei sorpreso. Mi piace l’inaspettato. E ovviamente non sarebbe male essere felice!

Torniamo ad argomenti più attuali: quali sono le tue aspettative per l’esordio di “((un))” in Italia, dove molti si ricordano ancora di te?

Cerco di non avere troppe aspettative, mi piace sorprendermi. Tutto quello che è successo in Italia è stato uno shock meraviglioso. Quindi resto semplicemente in attesa e vedrò cosa succede.

Stai programmando qualche concerto nel nostro paese?
Stiamo pensandoci. Ora sono concentrato sulla realizzazione del mio prossimo album, ma mi piacerebbe prendermi una pausa e venire a suonare qualche data in Italia. È passato troppo tempo dall’ultima volta che ci sono stato!

Ringraziamo Dan e speriamo di vederlo tornare presto su qualche palco italiano!
Nell’attesa abbiamo un intero CD da scoprire ed ascoltare, in cui ritroviamo qualcosa del passato e molta sperimentazione.

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